Isola di Skiathos in una settimana

Isola di Skiathos in una settimana

“Non credete al cavallo, Troiani.”

Virgilio

L’isola di Skiathos  in una settimana

Se dovessi descrivere l’estate potrei solo identificarla con la spensieratezza che ho vissuto nell’isola di  Skiathos in una settimana. Insieme a Skopelos ,  Alonissos e Skyros  , l’isola di Skiathos rientra  fra le isole delle Sporadi , che in greco vuol dire  “sparse” . Un significato che casca a pennello . Perché tutte e quattro sono come perle che si sono sfilate dalla schiena nuda di una qualche divinità dell’Olimpo per  poi  finire incastonate nel blu cobalto del Mar Egeo. Collocate a est della Grecia  e confinanti a  sud est con Evia ( la storica  Eubea ),  le Sporadi sono note per la loro bellezza disarmante . Siamo nell’antica Tessaglia per capirci, sempre contesa per la sua ricchezza e patria del pelide Achille!

Non si assomigliano affatto e sono completamente differenti l’una dall’altra .Skopelos è celebre per le scene del film cult Mamma Mia con tanto di colonna sonora degli ABBA .   Skyros è la più isolata e  Alonissos è una riserva naturale all’interno di un  Parco Nazionale Marino.

L’isola di Skyathos è la più animata . In estate è super gettonata  . Perché connessa a tutto  il mondo grazie all’aeroporto internazionale Alexandros Papadiamantis  (JSI)  , dedicato a  un famoso  scrittore locale.  Questo è in  verità la prima cosa che vi stupirà una volta atterrati perché è  ricavato  dalla spiaggia . Vi sembrerà di tuffarvi in mare.  Poiché è  un hub  (7.000 mq ) gremito di tanti curiosi che fanno a gara per postare uno scatto da urlo su instagram . In definitiva l’isola di  Skiathos   è una delle  poche “piste marine” esistenti al mondo, come quella di Saint Marteen nei Caraibi! Alla  Grecia invece è  agganciata con traghetti che partono da Salonicco e Volos . Non per questo l’isola di Skyathos   perde  la sua anima greca.

L’isola di Skiathos anche a Luglio!

Sono partita per l’ isola di  Skiathos     a Luglio . Certamente meglio la primavera, ma non posso fare altrimenti per lavoro. Per chi avesse lo stesso problema, non rinunciateci. Non date retta alle recenzioni di qualche viaggiatore che esclude a priori l’alta stagione!

Per carità le temperature sono altre, ma la brezza marina rinfresca. Troppe persone? Allora rifugiatevi in periferia e muovetevi con un veicolo. Ogni cosa costa il doppio?  Anticipatevi con i pagamenti! Vi assicuro che con un po’ di buon senso si possono evitare disagi e truffe . Quelle sono ovunque e capitano in qualsiasi momento. In merito al cibo si sa che la Grecia è abbastanza economica . Leggete qualche dritta in questo post,  e poi deciderete cosa fare! Buona lettura!

L’isola di Skiathos, cenni storici

Cosa da mettere in conto se si sceglie di stare nell’isola di Skiathos in una settimana  è che oggettivamente ci sono cose interessanti da vedere ma non sono tante.  Questo perché il suo non è un passato così glorioso come altri lembi  della Grecia. Come vedremo più avanti nell’articolo, il grosso delle attrattive dell’isola di Skiathos ,   è racchiuso nel reticolo del capoluogo omonimo.

Intanto pare che l’isola di Skiathos fu  da sempre abitata. Le prime tracce di popolazioni furono quelle dei  Pelasgi, seguiti dai Cretesi, dai Tessali (nell’epoca micenea) e dai Calcidesi. Subentrarono altre dominazioni: quella Ateniesi (IV sec. a. C. ) , Romani (II sec. a. C.), e  Bizantini  (XIV sec.) .

Turchi ,  Veneziani ed età moderna

Sotto Costantinopoli (XIV sec. d. C. ) l’attacco dei pirati provocç  l’esodo dei cittadini verso un’altura  di riparo identificata con l’odierno Kastrum (“Castello”) nell’estremo nord.  Sono visibili ancora i resti di questa urbe medievale: viuzze, palazzine, cisterne, ecc. Intrigante da ispezionare ma dovete munirvi di un mezzoDopo la conquista dei Veneziani seguì  quella dei Turchi fino all’indipendenza del 1821. Da allora in poi i citaddini tornarono nell’odierna città di Skiathos. Durante le due guerre mondiali poi l’isola fu bombardata e  divenne patria per parecchi dissertori.

Per il resto nel XX secolo  il turismo e la costruzione dell’aeroporto (1970)  rilanciarono l’economia isolana . Risorse economiche  fondamentali valide tuttora per l’isola di Skiathos che però dovranno essere gestiti a dovere in futuro. Si spera che non la si inonderà  di cemento per costruire  catene alberghiere  già abbondanti a sud e sud est . Giusto per non deturpare definitivamente la natura prorompente  e il fascino di questo atollo greco.

Italiani a Skiathos. Intervista a Massimo Cincotti

Sono un sommelier e chiaramente mi sarebbe piaciuto fare una degustazione di vini nell’unica cantina dell’isola , cioè quella di Parissis . Ci ho rinunciato per la mancanza di una mezza giornata a disposizione . Più che altro  ho mollato la preda per la distanza. Troppi chilometri da fare , anche se tuttosommato  ero alla ricerca di uno scooter in rete.

Non ho combinando nulla . Ma navigando tra un sito e l’altro ho avuto la  gran fortuna d’imbattermi  nella pagina di  Italiani a Skyathos . Si tratta di un’ agenzia turistica che fornisce rental, appartamenti, transfer di qualsiasi tipo , tour, e attività varie sul territorio. Ho chiamato il numero e al telefono mi ha risposto il suo proprietario Massimo Cincotti , per capire se poteva pianificare qualcosa  per assaggiare i nettari greci. Tra una chiacchiera e l’altra mi ha invitato a passare direttamente nel suo ufficio a Skiathos città  .

Uno scugnizzo napoletano nell’isola di Skiathos

Sono entrata nel suo studio e  mi ha letteralmente stritolato la mano sorridendo come non mai. Già avevo avverito il calore del meridione d’Italia! Effettivamente dopo i primi convenevoli esultò  presentandosi come  Napoletano DOC trapiantato altrove per “campà” (“campare”) . Vecchio refrain!

Non si è concluso nulla per farmi odorare le botti,  era diventato un affare troppo complicato perché andava concordato preventivamente.   In compenso, colpita dal suo fare squisitamente partenopeo , gli ho chiesto un’intervista. Perché mi aveva incuriosito  il suo passaggio dalla Campania alla Grecia. Abbiamo scelto una location adatta , ovvero il popolare ristorante Akrogiali Tavern da cui era partita la sua avventura . Messe le gambe sotto il tavolino , abbiamo ordinato  sardine fritte e pane pita 

Sono stata ad ascoltarlo e lui ha iniziato il suo canto. Dopo avere abbondato casa sua per problematiche familiari e lavorative, Massimo Cincotti decise di ricominciare da capo proprio in Grecia. La scelta non fu casuale perché l’aveva già circumnavigata rimanendone  stregato . Stabilitosi successivamente nell’isola di Skiathos   la partenza non fu semplice. Ma un bravo scugnizzo non si è fermato mai  davanti a nulla. L ’arte dell’arrangiarsi trasformò  tutto in oro. Da aiuto sbriga faccende riuscì , tra alti e bassi, ad aprire Italiani a Skyathos  . Quello che è ora è uno dei più noti sportelli turistici dell’isola che  garantisce un soggiorno da favola! Provare per credere!

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Skiathos in una settimana. Dove dormire

Vi consiglio di rivolgervi a  Booking  per un alloggio . Se fate presto potrete accedere a vantaggiose promozioni . Come è successo a me con il  b&b  Mitsa . Il  prezzo bomba per una settimana  includeva il pick up all’aeroporto di Alexandros Papadiamantis (JSI), il cui nome si riferisce a un famoso  scrittore locale. Cosa che mi ha fatto davvero comodo pur se i  collegamenti per/da  old city sono continui ( 2 km di lontananza).

Un hub di 7.000 mq ricavato dalla spiaggia che vi stupirà una volta atterrati perché vi sembrerà di fare veramente un tuffo. Troverete tanti curiosi che vi aspetteranno muniti di macchina fotografica per fare uno scatto da urlo. Insomma, l’isola di Skiathos   è una delle  poche “piste marine” al mondo, come quella di Saint Marteen nei Caraibi!

Il B&B  Mitsa a Skiathos città

Il primo giorno all’arrivo mi ha prelevato  Dimitri , il simpatico proprietario del mio b&b  Mitsa.  L’appartamento non era molto grande, ma grazioso ,   pulito, e fornito dei comfort più essenziali (aria condizionata e frigo bar). Indimenticabile il terrazzino privato. Questo si affacciva  a sua volta su un patio di limoni con  vele di tela che adornavano un giardino in comune con gli altri inquilini. Lo sfruttavo per la la siesta pomeridiana!

Lo stabile è  in via Karaiskaki, una stradina interna a via  Papadimanti , il  cuore pulsante di Skiathos città .   Una posizione strategica .  Potevo avere pace quando volevo.  O spassarmela perchè  in soli cinque minuti di camminata mi ritrovavo  lungo l’ asse pedonale principale puntellata di : ristoranti,  lounge bar, boutique, e qualsiasi tipo di servizi (supermercati, farmacie, estetica, parrucchieri, gioiellerie, bazar, ecc.)  .

C’era  anche a pochi passi il Garden Theater  , un teatro all’aperto dove si potevano assistere a spettacoli vari. La prima sera sull’isola ,  improvvisamente sotto la pioggia,  ho visto  la performance danzante  della compagnia  Plato’s Cave  . Un gruppo di professionisti che riprendono il mito della caverna di Platone per metterti in discussione sulla volontà di uscire fuori dalla nostra comfort zone!

E in  un quarto d’ora di camminata appena alzata mi recavo al Caffè del Mar Παραλία Μεγάλη Άμμοςlocalità Siferi . Era collocato presso la magnifica spiaggia  di Megali Ammos . Non aveva eguali fare  colazione accarezzati da un timido vento  guardando  l’orizzonte  dove l’azzurro delle acque si confondeva con quello del cielo !

 

L’isola di Skiathos in una settimana . Primo giorno

L’isola di  Skiathos è famosa per la sua natura delicata e a tratti selvaggia. C’è molto verde. I  suoi paesaggi  spaziano dalla collina e la montagna fino al mare. Senza dubbio vi stupirà  maggiormente per le sue spiagge  (circa 60)   . Queste ultime sono  fatte per lo più di fine sabbia bianca  .  Raramente di ciottoli,  se si esclude  l’eccezione di  Lalaria . Quest’ultima ,  che resta a nord dell’isola , è davvero meravigliosa  e incontaminata.  Ci sono stata in in barca (info utili). Le più frequentate e accessibili sono le baie della costa meridionale–  Quelle a  nord-ovest  sono invece meno frequentate e più protette  perché accessibili solamente da  strade non asfaltate.

Tappa primaria nell’isola è stata il capoluogo omonimo , ovvero Skyathos città ,  l’unico vero fulcro  urbano dell’intero comprensorio. La parte nuova  e  gli scali portuali si sviluppano  in basso verso est.   Attrezzatissima per i turisti , a Skiathos città  l’atmosfera è frizzante e  ci si scatena  a suon di jazz o hip hop ,  ballando  e facendo  le ore piccole .  Da informazioni precedenti in questo articolo sapete che ci sono dei tesori da scoperchiare . Ma  si contano sulle dite delle mani e sono da scovare nella porzione vecchia della città ,  che rimane in alto a ovest.

Skiathos, l’old town

In generale l’old town) rispetta la classica urbanistica greca inventata da Ippodamo. Cioè era una rete stradale ortogonale, fatta  di strade principali (πλατεῖαι ) e strade secondarie (στενωποί).  A completare lo schema urbano si incastravano due pilastri essenziali :     la piazza per le attività pubbliche (agorà) ,  e i templi per le cerimonie religiose (acropoli) .

Quando mi addentravo tra le viuzze strette e ciottolate di questo labirinto imperava il silenzio a tratti interrotto da qualcosa. Gli schiamazzi dei bimbi che giocavano a palla o le  chiacchiere degli anziani . Vecchi canuti e dal volto sereno che di tanto in tanto arrossivano per il passaggio di qualche avvenente  americana!  Chissà se hanno mai ispezionato con lo stesso fervore i quattro  cimeli patri di cui possono essere orgogliosi!

1. L’isola di Skiathos in una settimana . Skiathitiko Spiti 

Inaspettatamente interessante è stata la visita alla  dimora storica Skiathitiko Spiti  (info utili) in Politechniou, 370 02  . Frutto dell’impegno della famiglia Papadopoulis quest’ abitazione d’epoca ha mantenuto viva la memoria degli avi  raccogliendo  testimonianze varie della quotidianità isolana dal 1910.

Con  muri  in mattoni e tetto in tegole si sono perfettamente preservati : arredamenti originali, corredi, costumi tradizionali, tappeti, ricami, sedie in bambù .  Sbalorditivi sono i pomposi lampadari che scendevano giù dal soffitto che accesi illuminavano vecchi documenti sparsi tra tavoli.

Per salire in mansarda ho notato esserci  una scala che conduceva in  tre stanze. Particolarità  una sorta di macchina da cucire con cui si realizzavano abiti, e una collezione di foto , che ritraevano volti  comuni ritratte in qualche faccenda domestica. Gradito il bicchiere di vino offerto nel cortile antistante alla fine del percorso.

2.  L’isola di Skiathos in una settimana . Torre dell’ orologio

Appena  ho lasciato alle spalle  la rumorosa  via Papadimanti quasi a metà della sua lunghezza ho salito delle scale e mi si è profilata davanti  la Torre dell’Orologio , che è visibile da ogni lato  dell’isola di Skiathos . Svetta dalla chiesa di San Nicola (1950) , protettore dei marinai . Adagiata su una magnifica terrazza panoramica questo  tempio religioso ha un’architettura quasi basica esternamente. All’interno conserva delle pregiate reliquie sacre come  quella di Panagia Megalomata.

In questi meandri mi sono riscontrata con la vita semplice della  gente del posto . Ti  salutavano senza conoscerti  . A distrarti i miagolii dei gatti , che  fanno da padroni mentre sonnecchiano con fare distratto e distaccato .  Mi fiondavo  tra le  casette a due piani dipinte di bianco  e azzurro . E ogni tanto per l’arsura piombavo  sotto l’ombra di qualche albero di fichi dal profumo inebriante .

 

3.  L’isola di Skiathos in una settimana. Museo Papadiamanti

Quello che adesso è il Museo di Alessandro Papadiamanti (info utili) è stata allora l’abitazione di  Alessandro Papadiamanti (1851-1911)  , uno dei massimi autori della letteratura greca. Nato a  Skiathos città   apparteneva a una famiglia modesta.  Interruppe gli studi ad Atene per problemi finanziari , e le sue poesie e la pubblicazione di romanzi diventarono fonte dei suoi guadagni. Proprio perché era un self made man odiava i ricchi . E spesso destinava una quota dei suoi compensi (che rifiutava se troppo esosi) ai più bisognosi.

Alessandro Papadiamanti visse in una Grecia che lottava  per l’indipendenza politica per cui i suoi racconti sono intrisi di un forte patriottismo. Protagonisti delle sue opere sono anche i poveri essendo di  indole religiosa (ortodossa) molto accentuata. Non manca nelle sue pagine  qualche nota di nostalgia  , un enorme attaccamento alle sue radici.  Il tutto connotato da una  profonda introspezione psicologica. Tra  le sue opere più famose  merita attenzione l’Assassina . Un best seller che rimanda  alla  difficoltà dell’esistenza isolana attraverso l’epopea di una contadina che uccide le figlie femmine perché poco produttive alla società.

Una volta entrati nel Museo di Alessandro Papadiamanti si rimane esterrefatti di come tutto sia ben curato e conservato. L’edificio è a due piani ed è fatto in pietra e in legno. Stanze da letto, un camino, e una piccola biblioteca ne costituiscono il corpo principale. Lo stabile fu acquistato dallo Sato nel 1954 e aperto al pubblico negli anni’90.

3.  L’isola di Skiathos in una settimana.  Penisola di Bourtzi

La penisola di Bourtzi è un triangolo roccioso che delimita e chiude Skathos città  in prossimità dell’arenile portuale. Prima di attraversarla mi sono imbattuta in un memoriale in bronzo dedicato al sottomarino Katsonis affondato dai tedeschi nel secondo conflitto mondiale. Di fattura veneziana la  penisola di Bourtzi  fu  una fortezza (XIII sec.)  innalzata per proteggere gli isolani dai corsari. Era dotata di torri difensive e doveva esserci un castello e una chiesa fatta in onore di San Giorgio.

Il complesso fu demolito dall’ammiraglio Francesco Morosini (XVIII sec.). Successivamente servì da ospedale (quarantena per i malati ) ,  fino a quando il banchiere e filantropo Andreas Syngros ci edificò una scuola elementare .  Tuttora esiste ed è sede oltre che di eventi e spettacoli anche di un Museo Navale (2015) che espone 600 reperti di due secoli di cantieristica marittima dell’isola.

La penisola di Bourtzi mi ha incantato  perché è un piccolo parco sopra il mare pieno di panchine e vegetazione . La vera tentazione è il ristorante Bourtzi che dal 2014 è stato plasmato da due giovani architetti . Il loro talento e madre natura hanno fatto esplodere questo puntino dell’isola. Sedersi al bar ammirando  le sfumature d’arancione  del sole che scompare tra le onde marine è stato come un biglietto per la Marte!

L’isola di Skyathos in una settimana . Secondo giorno

Normalmente  per gli abitanti dell’isola di Skiathos il freddo preannuncia un lungo letargo .  In vista dei  150 000 pellegrini che vi si ributtano da maggio fino a ottobre inoltrato. Minuscola e con una popolazione di appena 5000 anime, mi sono sempre chiesta come sarebbe viverci d’inverno. Potrebbe essere una sfida , oppure  un’ esperienza catartica , perché si rimane soli  e il nulla cosmico!

Eppure circa venticinque anni fa un tedesco Ortwin Widmann con la moglie Ursula si sono innamorati dell’isola e si sono trasferiti definitivamente. Il naturalista ha tracciato oltre 200 km di sentieri, ben tenuti e messi in evidenza con segnali rossi e bianchi. Ne ha tracciato  e mappato 26 che vanno da 1,8 km a 11 km  . Parimenti ha scritto  un libro Hiking in the Aegean Paradise  (Escursioni nel paradiso dell’Egeo) che contiene informazioni varie, mappe e dettagli delle piste.

Alcuni dei trekking più popolari sono :

Camminare nell’entroterra dell’isola di Skiathos riserverà sorprese inimmaginabili. Panorami  unici fatti di dolci  cime milleformi,  valli fluviali e boschi con sorgenti. Una natura incontaminata e quasi selvaggia dove si avvistano villaggi abbondonati, qualche villa, e monasteri secolari come quello di  Evangelistria descritto a seguito . Ce ne è un altro , che  è quello di  Panagia Kounistra (XVII sec.)  che avrò modo di perlustrare un’altra volta!

4.  L’isola di Skiathos in una settimana.  Il Monastero  Evangelistria

 Sono montata  su un autobus . Ad appena 5 km di distanza dalla Skiathos città ho avvistato dalla finestra  il Monastero di Evangelistria ( XVIII sec. ). Fu realizzato sulle reliquie di una precedente chiesa da un gruppo di monaci dissidenti del Monte Athos dove nel 1801 si innalzò la bandiera della liberazione della Grecia. Il monastero fungeva da  roccaforte per proteggere i partigiani all’epoca della guerra contro gli Ottomani.

Il tragitto che conduceva fino al monastero era come un ritorno a Dio.  Gli occhi spaziavano dal color smeraldo dell’erba all’avorio scuro delle rocce brulle che sparivano ai primi tornanti. Si entrava da una porta.  Questa  dava su un cortile con un pozzo delimitato dalle celle degli asceti . Lateralmente dominava la statua di una madonna in marmo avvolta da corone di rose bianche. Mi sono sentita come protetta e benedetta da suo sguardo. Dai pertugi  di un’  abside laterale si intravedeva la fiammella fioca di una candela che avvolgeva il coro che recitava un’omelia.

La chiesa bizantina

Il Monastero di Evangelistria è una costruzione lineare e imponente come le tre cupole a mattoncini della sua chiesa  . Internamente si custodiscono :  icone bizantine e post-bizantine (secoli XVI, XVII e XVIII),   pregiati affreschi , una  preziosa iconostasi ( XVII sec.)  in legno intarsiato e dorato.  Dal sito religioso se si prosegue in salita  si giungeva fino  alla cima più alta dell’isola , il  Karaflizanakia (436 s.l.m.).

Nel 1833 il monastero contava 111 tenute, uliveti, vigneti e campi a cui si aggiunsero altre donazioni in seguito. Nel convento era  presente anche un museo sul folklore e un bar che vende vino, olio, liquori, grappe e  prepara deliziosi caffè serviti con cioccolatini e biscotti.

Le spiagge più belle dell’isola di Skiathos . Dal quarto al sesto giorno

L’isola di Skiathos ha una reputazione di lunga data come destinazione balneare esclusiva nell’Egeo.  Le numerose insenature dell’isola spaziano da lidi  da cartolina a insenature remote punteggiate da sassolini e pinete.

La costa nord occidentale  è quella più affascinante perché  è la meno battuta  e la più protetta  . Ci si va con i traghetti  e non di rado  sono popolate  da nudisti. Tra le più suggestive e  incontaminate ricordiamo : Krifi Ammos, Mandraki, Elia, Agkistros, Megalos e Mikros Aselinos, Ligaries e Kechria.  Così come anche quelle di Lechouni Nikotsara, Megas Gialos e Ksanemos. Sono da  escludere  se soffia vento, perché potrebbe essere pericoloso e difficoltoso nuotare.

Le spiagge più frequentate e accessibili sono quelle poste a sud   a cui ho riservato per intero  gli ultimi tre giorni. Sono super equipaggiate di tutto . Dall’essenziale come ombrelloni e  lettini al cocktail serviti in vassoi di vetro!  Tra queste non posso non citare: Megali Amnos, Kolios, Vromolimnos, Agia Paraskevi, Troulos, Kokounaries , e tante altre ancora.

Xanemos

Ubicata in prossimità dell’aeroporto in prossimità  di Kefalas,  Xamenos è una delle spiagge più appartate  dell’isola. Praticamente è  senza comodità se si fa eccezione di un chioschetto minimale che vende l’essenziale per rifocillarsi. Sarebbero perfette  le scarpette antiscivolo  per via delle pietruzze circostanti  e magari anche un materassino gonfiabile per sdraiarsi

Xamenos è stata una libertà infinita. Mi sono immersa in questo angolo di paradiso nel buio più pesto per spegnere i sudori di una serata danzante. Le stelle nella cupola celeste formavano una coperta  e la luna faceva capolino con i rami di una quercia  la cui sagoma abbraciava tutto il golfo. A farmi compagnia le lucciole che brillavano e saltellavano per aria.

Al rientro al mio  bed & breakfast era già l’alba. Percorre  via Papadimanti deserta e assistere alla cittadina che si svegliava mi ha commosso. I pescatori tiravano i remi in barca e sistemavano le nasse . Qualche coppietta sbarcava dalle navi forse per la loro luna  di miele. Nel lungomare tutti i ristoratori, i camerieri , i negozianti e gli albergatori si preparavano ad altre ventiquattrore  di lavoro. E mentre li osservavo mi ero concessa un espresso, ammirando il loro zelo e la loro energia

Vromolimnos

Vromolimnos è la spiaggia più ammaliante della penisola di Kalamaki, tana di molte piccole tartarughe . Questo incantevole anfratto  è poco ventoso , cosa che gli conferisce valore se si è  in cerca di totale benessere . Se invece si vuole schiacciare un pisolino alle sue spalle si può approfittare dei boschi di conifere che la trasformavano in una vera oasi.

Vromolimnos è lunga e strozzata e si srotola per sette chilometri . La renella era  morbida, le sue acqueturchesi e i fondali  sommessi , quasi una piscina naturale. Dotata di tutto  , se si ha fame tante piccole taverne sfornano pesce fresco per la gioia dei più golosi. Per gli sportivi  Vromolimnos è un’occasione per praticare beach volley,  moto d’acqua, e  windsurf. Chi ha più fiato si può avventurare ed addentrarsi nelle piccole foreste pluviali dove  incontrerete  degli splendidi e inconsueti cigni neri.

Kolios

Aprendosi a mezzaluna tra massicci  di media altezza,  Kolios  è un eldorado  perché non molto toccata dalle rotte turistiche . Anche qui s può profittare della macchia mediterranea  per ripararsi dalla calura estiva .  Mentre mi abbronzavo,  il mare  e dondolava tranquillamente barchette attraccate qui e lì. Si possono affittare delle sdraio . C’è anche un minimarket . Non si viene qui per la baldoria ma per  tranquillità e pr staccare la spina dalla confusione cittadina.

Per chi apprezza la buona tavola ci sono due tavernette tipiche che offrono le più squisite prelibatezze della cucina greca. Io ne ho approfittato per gustarmi la classica insalata greca di pomodori, cetrioli ,peperoni crudi,  olive e feta, formaggio di latte  di pecora.

Troulos

Troulos è una spiaggia  fatta per chi non vuole faticare troppo! Appena ci si mette piede è tutto intorno una serie di servizi che fanno comodo soprattutto alle famiglie e i loro piccoli:  supermercati, e osterie  che offrono  spuntini e bevande fredde. A tratti potrete anche stendere un telo tra gli ombrelloni a forma di palma che rigenerano  dall’afa a  volte un po’ insopportabile.

Troulos in greco significa “cupola”, perché ricorda la forma a capanna di uno scoglio che la fronteggia.  Si distingue per la finezza dei suoi  granelli sabbiosi e le sue acque trasparenti attraverso cui si possono scrutare i pesci variopinti che punzecchiano la pelle.

Mantraki 

Posta  a nord ovest dell’isola di Skiathos, Mantraki è una caletta da sogno. Ci sono stata con due cari amici greci .  Mi hanno scortato a bordo di una opel  in questo eldorado che emanava un’energia unica. All’inizio  era completamente desolata.  Trascorsa la mattinata qualche altro intrepido  avventuriero  l’ha scovata. Un numero ristretto di esseri umani si poteva sopportare. Al massimo ci si consolava contemplando le onde che dolcemente si infrangevano sulla battigia.

Con noi a Mantraki  c’era anche Rosa una jack rassell che non ha smesso di stare ferma un attimo. Equipaggiati per starci un paio di ore ci si è portati dietro dei panini e qualche lattina di birra e limonata .

Mi sono allontanata dal gruppo per meditare in solitaria sullo charme di Mantraki  .  Mi  ha devastato l’ocra intenso  dei suoi calanchi al di sotto dei quali c’era tutto l’occorrente per fare un regalo. Ho raccolto conchiglie e pezzi di legno con cui ho realizzato un quadro intitolato 04 Luglio , la data di quella giornata speciale.

Tsougria 

Tsougria è un puntino terroso circondato dal mare poco distante dall’isola di Skiathos. Ci si reca lì  con un taxi boat  che impiega poco più di una ventina  di minuti (3 corse all’andata dal porto vecchio di Skiathos città e 3 al ritorno (10 euro a persona) .

Ho pagato solo dieci euro per starci tutto il giorno.  C’erano pochi forestieri , e un elegante cafè bistrot. A fianco sbucava un delizioso bazar , dove una ragazza vendeva oggettistica varia e colorati pareo da abbinare ad altrettanti vivaci bikini. Non rinunciate a una  frittura mista di pesce nella locanda adiacente . E neppure a  un bel calice di  retsina fredda, il  bianco  della Grecia per antonomasia. Anche questo è un ottimo modo per godersi  Tsougria

Ovviamente Tsougria vive solo . Durante l’anno è graziata dalla  sola presenza di capre! Tutto intorno sbucano eucalipti e gigli marini. Il mare sfoggia delle tonalità di turchese impressionante e   non è molto profondo .

Koukounaries

Koukonaries è la spiaggia regina  dell’ isola di Skiathos, totalmente piena di villegianti,  taverne e agi per i più pigri. Sinceramente non mi è piaciuta, perché  troppo caotica  , cosa che ha  deturpato la sua oggettiva magnificenza.

A dire la verità non mi sono trattenuta  neppure un attimo. Ho fatto solo una lunga passeggiata . Fino a un porticciolo che confinava con il laghetto salato di   Strofylia. Dipende del periodo dell’anno si possono scorgere  contenere cigni , anatre  e persino aironi, cormorani, cicogne e altri uccelli migratori.

Small Banana beach

Small (Mikri) banana beach è ubicata nell’estremo nord dell’isola di Skiathos. Sarebbe la  continuazione di un’altra spiaggia più estesa, quella di  Big (Megali) banana  . Non ci sono stata, perché   le gambe non mi reggevano. Ma non mi sono pentita più di tanto perché ho letto che è molto rumorosa e adatta ai festaioli!  Entrambe le spiagge prima erano note come  Krassa. Ma ormai il termine  inglese ha preso il sopravvento , riferendosi alla loro forma che somglia appunto una banana.

Anche in Small banana beach ci si può tuffare in acque limpide che attirano soprattutto naturalisti in cerca di solitudine e privacy. Lo spazio è limitato ma l’atmosfera è decisamente magica.  Specialmente  se fisserete il calare del sole . Magari sorseggiando qualcosa di buono tra i drinks preparati dall’unico chioschetto prospiciente la spiaggia.

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Conclusioni al settimo giorno

Che altro dirvi dell’isola di Skiathos. Non ci sono parole sufficienti per spiegarvi l’essenza  di questo luogo. Dovete solamente partire. Ripeto non fatevi ingannare da chi ve la sconsiglia perché massacrata dal turismo di massa. L’isola di Skiathos vi sedurrà facilmente perché potrete isolarvi o catapultarvi nel divertimento più assoluto. Il ritmo della  vacanza lo deciderete voi.  A proposito vi starete domandando dove mangiare :

  • Scuna in Paraliakos : ambiente raffinato e panorama a riva, qui ho assaggiato le mitiche sarde panate e grigliate e un primo ai gamberoni che era da paura;
  • Marmita in Odos Eyaggelistrίas 30: ristorante raccomandato dalle migliori guide cartacee . Piatto forte è la moussakà. Non ne ho mai provato una così buona.  Questa  parmigiana greca con patate e carne tritata  sapeva  di affumicato perché cotta con schegge di legname . L’ ho accompagnata con il fantastico Assyrtiko , vino bianco di Santorini;
  • Totem e Blinding dog : per la vostra vita notturna nella città Skyathos direttamente in centro . O se volete testare una birra greca come la golden ale Repi . Questi disco pub sono l’occasione giusta . Band strepitose si esibiscono dal vivo cantando le ultime hit parade nazionali e internazionali .

Il periplo dell’ isola di Skiathos

Per finire , mi è dispiaciuto di aver preso un bel raffreddore quando ho fatto il  periplo di Skopelos ed Alonissos, di cui però ho ammirato qualche chicca con le poche forze rimaste . Se non volete rimanere senza un posto in battello, riservate un giorno prima della partenza presso gli info point disseminati nel  fronte del porto. Di Skopelos mi è rimasta impressa la chiesetta in cima a un faraglione dove hanno girato il già citato musical Mamma Mia. Di Alonissos il nucleo abitato che era costellato di  parrocchie incappellate con croce e campanili e balconi agghindati di fiori.

καλό ταξίδι!

 

Siti utili sull’isola di Skiathos in una settimana:

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Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

Nizza in 3 giorni-We Love Italyeu

“Una bella cortigiana, adagiata languidamente sulle rive di un azzurro specchio d’acqua, all’ombra dei suoi aranci in fiore, con i lunghi capelli abbandonati alla brezza marina, mentre le onde le bagnano i piedi nudi, perché Nizza è la città del dolce far niente e dei piaceri facili”

A. Dumas 

Nizza in 3 giorni

Senza dubbio Nizza in 3 giorni è la manifestazione di  Dio in terra : questa è stata  per me la sua   Baie des Anges ,  ovvero “La baia degli angeli”. Si tratta di una caletta quasi irreale, capace  di togliere il respiro dove  le onde accarezzano quella lingua di terra che da Cap de Nice si allunga  fino al porto vecchio. È stata la sua visione  che mi  ha fatto  capire una cosa: Nizza in 3 giorni è un’esperienza che ti resta addosso a lungo! Non siamo solo di fronte al glamour sfavillante della  Costa Azzurra , dove Nizza brilla  come una perla.  Qui protagonista è la natura, quella dolce e al contempo prorompente del  sud della Francia .  I  120 km di costa più leggendari d’ Europa: quelli che  da Cannes a Mentone  arrivano fino  al confine  con l’Italia .

Un fine settimana sono partita in auto da Pisa e mi sono avventurata alla scoperta di  Nizza in 3 giorni , un tempo sufficiente per farsi un’idea del fascino  di questa destinazione. Posso confermare che conquista poco a poco, senza bisogno di effetti speciali. Inoltre,  è vicinissima al nostro stivale ed è raggiungibile con ogni mezzo di trasporto, aereo compreso,  grazie alla presenza di un aeroporto internazionale. Questo garantisce collegamenti con tutto il globo e rafforza  la sua anima cosmopolita!

Perché visitare Nizza in 3 giorni? Beh, la lista sarebbe davvero lunga! Tuttavia quello che mi ha spinto maggiormente è la voglia di sole e di acque turchesi. Non da ultimo il desiderio di  capire perché tantissimi  artisti di fama mondiale se ne siano letteralmente innamorati,  al punto di viverci!

Nizza in 3 giorni: un’oasi a  due passi!

Un soggiorno a Nizza in 3 giorni è la garanzia di fare una vacanza che unisce cultura, svago, ed il piacere della tavola.  Perché ha molto da offrire a ogni tipo di viaggiatore . Non è sicuramente una meta economica ma prenotando con anticipo si possono riservare ottimi alloggi in centro . Il costo delle attrattive turistiche è moderato così come mangiare . Dallo street food alla cuisine stellata Nizza in 3 giorni sorprende ogni palato, dal più semplice al più raffinato.

Perciò questo post  con i miei consigli di viaggio è scritto  per chi desidera  ritagliarsi un angolo di paradiso  chiamato Nizza! C’è molto da vedere e fare perché possiede un enorme patrimonio storico, culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico. Allora seguitemi nella patria di Garibaldi (1807 – 1882) , eroe del Risorgimento , nato qui nel 1807, simbolo dell’unificazione italiana. 

Pur non essendo enorme, Nizza in 3 giorni sorprende per la sua anima multiculturale e per quell’atmosfera elegante ma rilassata che si respira ovunque. Non a caso, secondo amici francesi, qui si vive meglio  che  a Parigi. Perché i  ritmi sono  più lenti, l’ aria è più pulita e l’azzurro del Mediterraneo ti accompagna per tutta l’esistenza.

Buona lettura!

Nizza in 3 giorni: dal mito greco a oggi

Ovviamente Nizza non si limita a svelarsi con garbo : sa  anche   travolgere  con la sua storia stratificata . Dove epoche diverse convivono in un equilibrio sorprendente e armonioso. E tutto comincia dal suo nome originario, un autentico  grido di trionfo: Nikaia. Furono i Greci nel 350 a.C. a battezzarla così . La fondarono in onore alla dea della Vittoria, che li aveva aiutati  a cacciare i  popoli liguri.

Ma la Nizza che calpestiamo oggi nasconde un cuore sdoppiato: se si scende nelle cripte o si sale sulla collina di Cimiez, appare  Cemenelum (I sec. d. C.) . Questa era il ricco  insediamento romano dove tra anfiteatri e terme si decidevano le sorti delle Alpi Marittime.

Il crollo di Roma trascinò Nizza nel fango delle invasioni, costringendo i sopravvissuti a rannicchiarsi ai piedi della rocca. Nacque così la Vieux Nice. Questa è la old city , una fortezza urbana progettata per intrappolare i pirati saraceni. Esattamente  è un intrico medievale di vicoli stretti e case color ocra, oggi amatissimo dai visitatori.

I Savoia e una popolana

La vera svolta, quella che ha dato a Nizza il suo tocco  aristocratico, risale al 1388 . Stanca delle lotte di successione in Provenza si legò ai Savoia con la Dedizione di Nizza . Per cinque secoli è stata il respiro marittimo di Torino. Ne assorbì  l’impronta urbanistica e barocca:  da Place Masséna alle  arcate di Place Garibaldi .   E ancora dai  suoi rigorosi  prospetti  barocchi al Porto Lympia, opera ingegneristica davvero titanica del  1750.

Se vi fermate davanti ai bassorilievi della Chiesa di Saint Martin Saint Augustin, cercherete invano l’effigie di un re. Troverete invece quella di un’ umile lavandaia: Catherine Ségurane. Nel 1543 questa umile donna si arrampicò sulle mura per dare l’allarme dell’attacco di turchi e francesi . Abbatté un alfiere con il suo bastone. Ma fu il gesto successivo a renderla immortale! In un atto di estremo disprezzo, si sollevò  le vesti e mostrò  il fondoschiena agli assedianti!

Quell’atto così beffardo non fu solo un’offesa, ma un urlo di resistenza che ridicolizzò il nemico e restituì coraggio alla città. Catherine resterà il simbolo della Nissartitude: quella fierezza popolare che non si piega ai potenti e risponde alle bombe con una risata dissacrante.

Garibaldi e la cessione della Francia

 Nel 1860, con il Trattato di Torino, Nizza fu ceduta alla Francia di Napoleone III come ricompensa per l’aiuto militare nell’Unità d’Italia. Fu un baratto che ferì profondamente Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi si ritrovò straniero in patria. Mentre molti nizzardi fuggivano verso l’Italia, la città iniziava la sua metamorfosi in capitale mondiale della joie de vivre. Accoglieva l’aristocrazia europea e russa lungo la nuova Promenade des Anglais che ci veniva per svernare nel lusso più sfrenato  e darsi alla pazza gioia

Dal 1900 a oggi

Il Novecento portò cicatrici profonde. Se la Grande Guerra trasformò Nizza  in un ospedale, la Seconda Guerra Mondiale la vide contesa. Prima fu  occupata dagli italiani (1942) e poi dai tedeschi (1943), che minarono le sue spiagge. I  nizzardi non aspettarono salvatori .  Il 28 agosto 1944  insorsero  liberando le proprie strade con una rivolta popolare eroica.

Nel dopoguerra, Nizza esplose  come metà turistica di alto livello attirando tante personalità del jet-set internazionale  .  Stregò anche  intellettuali  e artisti di ogni dove . Inoltre  si modernizzò  e  nel  2021 fu  riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Nizza in 3 giorni: un tesoro da scoprire!

Si capisce bene che Nizza ha avuto un passato tragliato che l’ha sì segnata ma anche plasmata in un capolavoro architettonico, che è davvero  unico nel suo genere. Quello che la rende intrigante è la  ambivalenza: è italiana ma anche francese, marittima e pure alpina! Di conseguenza tutte le principali attrattive sono permeate da un eclettismo particolare e irritrovabile altrove.

Si passa dal calore delle abitazioni colorate alla ligure e il rigore del barocco sabaudo . O al grandeur e al Neoclassicismo della Belle Époque: il bianco abbagliante e le  cupole fiabesche di hotel iconici come il Negrescoe il Palais de la Méditerranée.

Itinerario di due giorni a Nizza

Un weekend è più che sufficiente per rendersi conto della grandiosità di Nizza  e del suo charme. Immaginate la sua pianta urbana come un ventaglio , che si inarca  dal mare verso le colline.  Nizza  è estremamente compatta,  ovvero  le distanze tra i principali poli turistici  sono brevi e piacevoli,  perfetta da girare  a piedi.

Anche se per i pernottamenti (https://www.booking.com/ ) ci sono soluzioni per tutte le tasche, ho preferito soggiornare in pieno centro storico, meglio noto come   Vieux Nice , cioè la vecchia Nizza. Questa  è la sua parte più caratteristica .  Non è la soluzione  più economica,  ma i vantaggi sono tanti :

  • Anzitutto il contesto generale è magico e la  comodità è massima;
  • Si ha tutto a portata di mano ;
  • Si può tornare in camera per un rapido relax ;
  • La movida notturna è lì a due passi!

Oltre la old city , ci sono altri punti imperdibili che  ho contemplato in un fine settimana:  dal litorale sabbioso di Nizza e la  sua roccaforte antica fino ai suoi due splendidi musei dedicati ai maestri della pittura   Marc Chagall e Henri Matisse .

 

Prima giornata . Nizza in 3 giorni: Vieux Nice

Senz’altro Vieux Nice non è stato un semplice  segno  da spuntare su una mappa, ma  un incontro con lo spirito più autentico di Nizza. Tra i viottoli acciottolati della città vecchia ho trascorso  ore a vagabondare. Era come essere al teatro, in prima fila mentre assistevo allo spettacolo della vita ordinaria che scorreva davanti ai miei occhi. Ristoratori e camerieri sistemavano i bouquet di fiori sui tavoli per accogliere gli stranieri in visita. Dalle boulangerie, i panifici francesi, si sprigionavano profumi di ogni genere: dai croissant  fino alle classiche baguette da farcire.

Che dire, la mia passeggiata per Vieux Nice è rimasta sospesa tra rigore francese,  istinto mediterraneo e quotidianità . Ho spaziato  dalle sue  piazze monumentali intrise di storia ai suoi  carruggi ombrosi a tratti  silenziosi e  carichi di mistero . Ho indossato scarpe comode e mi sono fatta incantare da alcune  chicche che vi propongo di seguito .

Place Masséna

Certamente Place Masséna  è simbolo e grande crocevia di Nizza. Il suo artefice fu l’architetto Joseph Vernier . Nella seconda metà del XIX secolo la disegnò a tavolino come agorà destinata al ritrovo dei cittadini. Risente di una  marcata impronta della Torino di fine Ottocento.  Molte delle palazzine circostanti sono laccate di rosso pompeiano che contrastano con il verde delle persiane. La pavimentazione a scacchi bianchi e neri  ,   introdotta con la pedonalizzazione,  accentua visivamente il senso di  movimento e dialoga con la geometria rigorosa dei volumi urbani.

In mezzo si staglia Fontaine du Soleil  (1956, A.  Janniot) contraddistinta dalla statua di Apollo circondata da figure mitologiche (queste rappresentano i pianeti). Intorno, quasi naturalmente, convergono Avenue Jean Médecin e i viali storici. Di sera , le sette installazioni luminose antropomorfe di Jaume Plensa, ispirate ai continenti,  la illuminano  gradatamente.  E già che siete qui, fatevi tentare da una capatina al mitico store francese della Galeries La Fayette!

Cours Saleya Nizza

Cours Saleya

Poco più a est, il Cours Saleya si svela in tutta la sua vivacità  come centro pulsante  per  la mondanità di Nizza. Mantiene intatto il suo candore architettonico con l’aggiunta frizzante dell’allegro  mercato rionale. Noti sono i suoi fiori e  i sapori della gastronomia da asporto come i frutti di mare e le  torte di ceci.

Di fianco sorgono alcuni gioielli quali : la Chapelle de la Miséricorde (XIX sec., B. A. Vittone) perla del barocco nizzardo. Questa è soprannominata Chiesa del Pellicano per il simbolico pennuto sulla facciata. Molto suggestivo è anche ilMusée de la Photographie Charles Nègre. Quest’ultimo è intitolato all’omonimo fotografo  che nell’ Ottocento fu pioniere della fotografia in Francia e la rese una forma d’ arte indiscussa . Stanca , poi,  mi sono sdraiata sulla gettonatissima e adiacente spiaggia della Plage de la Ponchette:  era tutto una visione paradisiaca!

Cattedrale Santa Reparata Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

Cattedrale di Santa Reparata

Non dimenticherò mai  quel brunch fatto a  Place Rossetti, una delle prospettive più pittoresche   di Nizza. Mi ero adagiata  a  un tavolino di un bistrot per fare colazione: era buonissima. Nel mio piatto c’erano dei pancake al miele e due uova al tegamino accompagnati tanto da un caffè nero bollente e una spremuta di arancia.

Stavo osservando  la gente che entrava  per la messa nel duomo della città: la Cattedrale di Santa Reparata.  Essa fu fatta  nel 1650 sotto la direzione dell’architetto Jean-André Guibert ( sotto dei resti di una chiesa medievale; fu completata alla fine del XVII secolo).  Lo stile spiccatamente barocco si rivela nelle colonne corinzie, negli stucchi sontuosi, nelle proporzioni armoniose che catturano lo sguardo e lo guidano verso l’alto.

Internamente è meravigliosa:  le  cappelle laterali sono  di marmi policromi, ci sono degli affreschi e un maestoso soffitto a cassettoni . Il tutto è un’ emblema  della  devozione e della raffinatezza artistica dell’epoca.

A poca distanza valorizzano l’arte locale:

  1. Palazzo Lascaris: sfarzosa dimora della potente famiglia Lascaris‑Vintimille del XVII secolo ;  custodisce gelosamente mobili preziosi  , arazzi e strumenti musicali.

Seconda giornata. Nizza in 3 giorni:  dalla costa cittadina  alla Torre Bellanda

Senz’altro Nizza sembra sottrarsi alle logiche del turismo globale con una formula tutta sua. È una città capace di accogliere chiunque, senza mai rinunciare a una qualità che protegge la sua eccellenza. Un mix  ben bilnaciato e raro, che la mette al riparo dall’impatto della massa e lascia intatto, quasi custodito, il suo core aristocratico. Che si tratti di un teatro o un semplice balcone,  il profilo d’ elite di Nizza  è percepibile in ogni metro cubo urbano . Si manifesta  quasi glorioso  nei principali snodi cittadini.

A tal  proposito emblematica  è la  Promenade des Anglais , lo splendido  lungomare  di 7 km che nel pomeriggio ho percorso a metà. Ero distratta dalle spiagge dorate , dalle ville imponenti e dai lampioni slanciati. L’ architettura raffinata di fin de siècle di questo litorale racchiude memorie di  sfarzo e prestigio. L’epoca dorata in questione è quella dell’Ottocento che ancora scorre in tutta Nizza . Fu allora che  il piccolo borgo di pescatori venne  rimodellato in un buen retiro di classe per l’alta aristocrazia inglese. I nobili ci soggiornavano  per lunghi periodi. E proprio per questo furono eretti alberghi a cinque stelle oggi  disseminati ovunque.

Attualmente la Promenade des Anglais è un vero salotto cittadino,  impreziosito dalle famose Chaises Bleues: circa 800 poltroncine in ferro realizzate  nel 1950  dall’artigiano   Charles Tordo . Queste sedute sono ormai l’emblema  di Nizza, persino  protetto da copyright!   Anch’ io mi  sono sdraiata su una di esse: erano sorprendentemente comode. Intanto  ammiravo  la magnificenza delle spiagge limitrofe tra cui: Blue Beach, Plage du Centenaire  e   Neptune Beach. 

Castello e Port Lympia

A  un certo punto sono giunta alla fine della  Promenade , nel tratto denominato  Quai des États-Unis. È la naturale prosecuzione della curva costiera : meno ampia  ma ugualmente scenografica . Fatto nel XX secolo , esso rende  omaggio  ai rapporti diplomatici con gli USA. Il mio  stupore per la bellezza discreta e disarmante di Nizza è rimasto  costante per tutto il cammino verso est.

Lungo questa traiettoria mi sono imbattuta nello  stupefacente Castello  fino a toccare  Porto Lympia.  Questo porticciolo  , scavato nel 1745,  è una delle più alte espressioni dell’ingegneria sabauda.  Le banchine raccontano le peripezie di mercanti, marinai e viaggiatori, e di rotte lontane. A rallegrare questa insenatura cementata ci sono  le pointus, le singolari barchette a punta nizzarde.

Quai des États-Unis Nizza

I  tesori del Quai des États-Unis

Avanzavo  con passo rallentato , come se  Nizza stessa  chiedesse di essere attraversata senza fretta.  Il mare mutava tonalità a ogni istante, mentre l’aria si faceva  salmastra e sottile. Le architetture si lasciavano attraversare da ombre morbide che danzavano sulle pareti delle vecchie casette. Tra rampe silenziose, terrazze sospese e aperture improvvise sull’orizzonte, Nizza  si rivelava per gradi. Senza esibizionismo.

Mi sono imbattuta in  piccoli tesori architettonici e scorci sorprendenti di cui vi do un assaggio in basso:

  1. Statua della Libertà

Una  riproduzione in miniatura (3 m.) della Statua della Libertà di New York. Installata nel 2014 e  progettata  da  Auguste Bartholdi . La scultura celebra l’alleanza tra la città e gli USA, pur passando quasi inosservata rispetto alla gigantesca sorella americana;

  1. Opéra de Nice

Fatta nel 1885 da  F. Aune , si prenseta  solenne e baroccheggiante .   Custodisce  la memoria di Niccolò Paganini. Il celebre musicista italiano, detto anche  il  violinista del diavolo ,  visse prima di morire nel 1840. Si tramanda che in  notti silenziose, si possa ancora udire il graffio del suo archetto tra le quinte;

  1. Rue Droite

Questa è una via che  conduce  nel quartiere ebraico , ed è colma di atelier e botteghe artigiane . Qui l’odore dell’olio di lino si mescola a quello del cibo di strada nizzardo;

  1. Torre Bellanda

Salendo  verso la  collina del Castello  , la mole cilindrica dellaTorre Bellanda  sbalordisce all’improvviso!  Costruita nel XVIII secolo con funziona difensiva e poi residenziale ,  ospitò   il compositore Hector Berlioz. Si narra che qui scrisse l’Ouverture di Re Lear .  Poco distante si scorge una cascata artificiale che  serviva originariamente a regolare le acque della città . Attualmente è  un frequentatissimo belvedere.

Collina-Cimiez Musei Matisse e Chagall Nizza wine travel blog WeLoveItalyeu

La collina di Cimiez

Infilato  un paio di scarpe comode , mi sono sentita subito sollevata perché il tempo fuori era mite e soleggiato. Mi sono lasciata alle  spalle il traffico cittadino  , diretta a nord verso  il nucleo primitivo di Nizzala collina di Cimiez .  Qui ci si stabilirono per primi i Romani . I resti della loro civiltà  sono custoditi in  un sito archeologico . Esso include un museo e i resti di un anfiteatro e le  terme (II-III secolo d.C.) .

Dopo secoli di quiete monastica attorno al convento francescano, nel XIX secolo la collina di Cimiez si tramutò  nel  ritiro prediletto di nobili europei . Per la regina Vittoria , ad esempio, venne eretto l’Hotel Excelsior  , che accoglieva solamente pochi eletti. Successivamente quest’area divenne residenziale.

Si tratta di un’altura che domina Nizza e la distesa marina.  Un luogo  dove  tra viali ombreggiati da palme, si incontrano ville storiche ,  giardini rigogliosi e antichi uliveti. Un paradiso terrestre che ammaliò  anche Matisse e Chagall  . I due illustri pittori  la elessero a loro atelier traducendo la sua luce in colori immortali!  Lontano dal caos di Parigi e  dai tumulti della guerra ,  i due geni si isolarono in questo  ambiente stimolante e sereno. Del loro legame con  la collina di Cimiez restano al presente  due meravigliosi musei a  loro dedicati . Entrambi sono immersi in questo scenario da favola.

Museo Marc Chagall

Il  Museo Nazionale Marc Chagall a Nizza (info orari  prezzi) non è un semplice  contenitore d’arte, ma è un vero e proprio  tempio spirituale . Qui  le lancette dell’orologio si fermano  e  la narrazione biblica si spoglia di ogni severità per farsi danza , sogno e slancio . In questo museo Marc Chagall ci ha restituito il travaglio del suo  esilio attraverso  una  produzione artistica segnata dalla gioia cromatica più pura.

Nato in Bielorussia nel 1887   in una famiglia ebraica chassidica , Chagall non ruppe mai il rapporto  con il suo villaggio natale,  Vitebsk. Dopo essere fuggito dalla rivoluzione russa e dalle persecuzioni naziste, decise di stabilirsi a Nizza , attratto dal sole  e dalla quiete. Ritiratosi nella vicina Saint-Paul-de-Vence , donò allo Stato Francese il suo ciclo pittorico più importante. In cambio chiese la realizzazione di questo  museo appunto,  in riconoscimento dei suoi meriti . Nel 1973 i lavori furono commissionati all’ architetto  André Hermant  , che  mantenne un design lineare e sobrio. Impreziosito da un  patio esterno  adorno di alberi fu   inaugurato nel 1973.

L’impianto museale e le sezioni tematiche

Il museo si percorre  agevolmente  in 90 minuti e si articola in sale ampie e luminose organizzate per nuclei tematici:

Museo Matisse a Nizza

Che ci fosse una connessione indissolubile  tra Henri Matisse (1869–1954) e Nizza l’ho imparato appena ho varcato la soglia del Museo Matisse. Ospitato nella Villa des Arènes (XVII sec.) e  circondata  dal verde , il polo espositivo racconta l’evoluzione dello stile dell’artista, profondamente influenzato dai paesaggi mediterranei. Vi sono esposti  : 31 dipinti, 454 disegni e incisioni, 38 gouache (collage)  ,  57 sculture e alcuni oggetti personali del maestro. Inaugurato nel 1963 non è solo una  galleria d’arte, ma è il laboratorio  creativo di un uomo che ha rivoluzionato l’arte moderna. Anche quando le sue mani non riuscirono più a impugnare un pennello!

Nel 1927 Matisse si trasferì a Nizza  per curare una bronchite e vi rimase per quasi quarant’anni.  Prima abitò  al Cours Saleya e poi nello spettacolare Hotel Regina (situato accanto al museo ) . Lottò  costantemente per liberare il colore dalla schiavitù della forma; capofila dei Fauves (le “belve“), fece del rosso,  del blu e del giallo veicoli di emozioni pure. Il suo intento artistico era trasmettere la felicità mediterranea. Così facendo entrò  in una sorta di competizione creativa con Picasso. Con questi mantenne  anche un rapporto di amicizia e reciproca stima.

Dentro il Museo Matisse a Nizza

La visita al Museo Matisse richiede circa 2 ore per assaporarla appieno. Si  procede attraverso le  varie esposizioni , dai primi passi accademici di  Matisse fino alle sue ultime creazioni. Al suo interno spiccano:

La parentesi al Museo Matisse non è stata un semplice tributo alla cultura, bensì una rivelazione quasi mistica: un monito alla resilienza e una profonda lezione esistenziale. Il suo messaggio? Mai arrendersi!

Nizza nel piatto: tra terra e mare

Come è facile immaginare il DNA meticcio di Nizza si riscopre nella sua gastronomia. Questa è prevalentemente semplice e connotata  da  influenze francesi  , italiane .  Gusti oltreconfine che si intrecciano ai sapori della Provenza. Mi è principalmente piaciuto lo street food nizzardo .   Il re è  il pan bagnat,  un panino con  salade niçoise . Questa è un’insalata composta da verdure crude, uova sode, acciughe e/o tonno, olio d’oliva, sale e pepe.  La cuisine nizzarda si è chiaramente modernizzata e adesso brilla anche nelle ricette esclusive dei ristoranti stellati della Promenade.

Assaggiare i piatti di  Nizza significa viaggiare  tra contrasti meravigliosi negli svariati ristorantini. Tra le specialità di terra:

  •  Socca: una farinata di ceci croccante fuori e  morbida  dentro;
  •  Petits farcis : verdure ripiene;
  •  Daube niçoise: stufato di manzo brasato nel vino rosso e porcini;
  •  Pissaladière:  una focaccia densa dove le cipolle stufate incontrano la sapidità delle acciughe;

I sapori di mare sono stati il mio love at first sight :  i plateau di ostriche (come le pregiate gillardeau) sono stati  un rito giornaliero! Per non parlare  della bouillabaisse bouillabaisse: una zuppa di pesce succulenta aromatizzata  allo zafferano.  Ultima tentazione culinaria è stata la tourte aux blettes: una torta di bietole con pinoli e uvetta che  mi ha quasi commossa per la sua bontà!

Ho anche  degustato calici di  vini nizzardi della AOC Bellet . Tra i bianchi :  il  Rolle (Vermentino) e il Clairette, che sono minerali e agrumati. Sui rossi hanno primeggiato  il Braquet e Folle Noire : leggeri e versatili.

Per chiudere i pasti e digerire alla grande non mi sono fatta servire:  il  pastis(infuso di erbe) artigianale e  il Limoncello di Mentone.

Nizza in 3 giorni wine travel blog WeLoveItalyeu

Conclusioni. Nizza in 3 giorni

Per me  Nizza è stata davvero una piacevole sorpresa , capace di  superare le mie aspettative.   Ti entra dentro  piano piano , con grazia e ti fa venire voglia di ritornarci. Prima l’ immaginavo irraggiungibile , eterea , costruita  solo per soddisfare i capricci dei VIP  . In effetti lo è , ma non si limita a essere  la vetrina  patinata della Costa Azzurra.

In sostanza Nizza è pure a misura d’uomo, e sfoggia un lato selvaggio e ordinario che è  percepibile ovunque. Lo si avverte nel chiasso composto dei commercianti,  o nei  tramonti lenti  che si sciolgono  sulle terrazze panoramiche. O ancora nell’odore del pane fresco appena sfornato e nella lentezza dei pescatori che riordinano le nasse. È proprio in questi attimi che la sua essenza più autentica prende forma: in un’armonia accessibile, che non esclude ma accoglie. Per capire queste sensazioni bisogna solo mettere Nizza  in cima alla lista delle vostre prossime vacanze.

Bon voyage!

 

Sicily, what to do in 1 week

Sicily, what to do in 1 week

“Sicilians build things like they will live forever and eat like they will die tomorrow”

Plato, Philosopher

Sicily, the pearl of the Mediterranean sea

I’m Sicilian and the more the years I spend away from home, the more I feel a strong sense of belonging to my island.

Sicily is one of the pearls of Mediterranean together with its little Islands:

Fascination for this region grows with its great volcanoes, and with its  archaeological sites that tell us the story of its  ancient origins . Each time I make my return to it, I find it more beautiful than ever. Sicily is gorgeous, and the reasons, trivial as they may seem, are simple. Of course, it’s a great destination for you upcoming holidays. Read my post and my tips about the most interesting places where to go!

Sicily, an island of wonder

Boasting wonderful weather Sicily is an island full of history, cultural treasures, architectural gems and natural wonders with its  juxtaposition of sea, volcano and mountain scenery . In only a few hours you can arrive from the sea up to the peak of 2900 meters of the Etna craters.

You eat well, of course! It is a heaven of culinary delights, and foodies, wine lovers and those with a sweet tooth will fit right in. There are endless things I can list , I have to stop, though. Together with the size of the island, the multitude of things to see and to do leads to having to choose a route over another!

For all these reasons and more besides, Sicily offers itself as a game board in which you can move the pieces as best you believe within the hospitality of the locals! I have always the beauty of Sicily with me.

History of Sicily

Sicily has an historical and cultural richness unparalleled in the world.  Sicily was  inhabited since prehistoric times. Three original tribes called SicaniElymians and Sicels were the first people who arrived in Sicily after it rose up out of the sea, and ancient writers thought they originated from Spain, mainland Italy and Greece.

Sicily is an Europe in miniature since it  was invaded by: PhoeniciansGreeksRomansGothsByzantinesArabsNormansFrenchGermansSpaniardsItalians and  British .

No doubt you have heard some  stereotypes of  Sicilian people that have made you question if a trip to Sicily is right for you!

Prejudices about Sicily

Are Sicilians like “The Godfather movie”? Are Sicilians  going to flirt with every woman anytime and all the time?  Although  prejudices against Sicilians are  considered by many to be more historical than contemporary, some of them still  exist for reasons  reaching far back in time.

Discrimination in any form has never made much sense to me, so it is difficult to say exactly why there could be a bias against Sicilians even today, other than the fact that there were historical reasons!

Sicily was the best before the Italian unity in 1861!

For example, not everyone knows that a whole series of  difficulties and problems in Sicily started long ago in the period  after the Italian Unity in 1861. Belonging to the Bourbon Kingdom of the Two Sicilie”, Sicily  has been an impoverished region  since it was occupied  by a corps of volunteers. These werec led by Giuseppe Garibaldi, from the Savoy Kingdom of Piedmont and Sardinia” in 1860.

The “Kingdom of the Two Sicilie” lasted from 1816 until 1860, when it was annexed by the Savoy Kingdom of Piedmont and Sardinia”, which eventually became the “Kingdom of Italy” in 1861.

Before its invasion the Kingdom of the Two Sicilie” was the richest country of Italy . ” Savoy Kingdom of Piedmont” took all the richness of the Kingdom of the Two Sicilie” to unify Italy. The “Kingdom of the Two Sicilie” was a grand prize for the House of Savoy” , and for certain cosmopolitan financial interests .

The expanse of the the Kingdom of the Two Sicilie”, with its glorious past before it  was conquered, meant a home market that allowed it to industrialize in comparison to the other pre-unification states.

During the occupation, the factories of the Kingdom of the Two Sicilie”  were disassembled and relocated to Northern Italy. Kingdom of the Two Sicilie” ‘s strong regional culture simply vanished into thin air .

“The Risorgimento” time of Sicily

The Risorgimento” was not at all a high-minded attempt to create cultural unity, but a gigantic land-grab by the Savoy Kingdom of Piedmont and Sardinia “.

Thus, for a number of years in the 1860s, until the annexation of Rome, itself, to the nation, there was a strong “Anti-Risorgimento Legitimist Movement”   based in Rome. Her  the Pope was king and where the ex-Bourbon court of Naples still conducted a government in exile, waiting to be restored.

However, the nature of the the Italian Unity  became clear, with only 1% of Sicilians being entitled to vote in the new Italian Parliament!  Sicily  was once again the outpost of an empire, with absentee rulers. These understood little and cared less about the Sicilians who struggled to make a subsistence living from agriculture and fishing.

Over the following century, the poverty of the Sicily  led to mass emigration to the United States ! The first significant wave of Sicilian immigrants to the U.S.A.  began in the late 1880s! The twentieth century also started badly, marked by a disastrous earthquake in Messina in 1908, a reluctance to adapt to unification and a standing mass emigration of around 1.5 million.

The Sicilian Mafia and the  II Word War in Sicily

The Mafia became an intrinsic element of life in Sicily   with the Italian state unable to impose its own legal constraints. One and a half million Sicilians found their ways to the U.S.A. , and it was in the U.S.A.  where they were recruited to be willing participants in the final invasion of the island during the II World War, by supplying US Intelligence with detailed information on the topography of the island, its towns, and the names of those in Sicily who would assist their cause.

In July 1943, the US Army and allied forces, under the five-star leadership of Generals Patton and Montgomery, landed at Gela and Pozzallo, respectively. They numbered over 160,000, which was larger than any invading force, at any point in Sicily’s long history!

Making use of the information gleaned from the Sicilian émigrés, the Allied Forces had advanced from the coast to the centre of the island at Enna, and then on to Messina, where they finally defeated the last of the occupying Germans.

From there, they went to take on the rest of Italy. Immediately after the II World War, the Italians held a referendum on whether to maintain or scrap the monarchy; the republicans won by a paper-thin majority. The House of Savoy went into exile from the whole of Italy.

However,  Sicily was left impoverished, and with little prospect of work, the island’s inhabitants continued to leave in their tens of thousands, some still to the U.S.A. and Australia, but many travelled to the newly-industrialized northern Italian cities of GenoaTurin, and Milan, where companies such as Piaggio scooters, Fiat cars, and Pirelli tyres, were rapidly expanding.

Despite this mass emigration, and relative lack of industrial development, Sicily has continued to maintain a degree of self-governance from the rest of Italy, and, even today, remains one of the few autonomous regions of Italy, responsible for its own agriculture, education, and industry, taxation, and sustainable tourism.

Modern Sicilians are a complex race, dispossessed for centuries: we now find ourselves custodians of our  cultural and historical monuments of our oppressors, and in the strongest situation in our history.

The food of Sicily

 The complex history of Sicily has left its mark in landscapes, art, and culture.  But nowhere is it more evident than in the Sicilian Food :

  • Greeks brought : olives and introduced to wine making; 
  • Romans introduced:  fava beans, chick peas, lentils and some forms of pasta;
  • Arabs brought: almonds, aniseed, apricots, artichokes, cinnamon, oranges, pistachio, pomegranates, saffron, sesame, spinach, sugarcane, water melon  rice, raisins, pine-nuts , vegetables , fish , ice cream,  granita (made with snow from Etna and other mountains), cassata, marzipan, candied fruits, farming and irrigation techniques, and distilled grape for grappa;
  •  Normans brought :  the rotating skewer for cooking meat and air salting of fish;
  • The French brought:  a legacy of chefs for the aristocracy:
  • The Spanish brought : many vital ingredients of the today’s Sicilian diet;
  • The New World provided : chilli and sweet peppers, tomatoes, potatoes and maize.

Today, you will eat very well all over Sicily. One telling characteristic is that you will rarely eat anything that has not been produced within a few miles of where you are sitting.

The freshest fish on the coast, the tastiest meats and cheeses in the interior and a huge range of vegetables, fruit and mashrooms, all with a richness of flavour that you just don’t find at the supermarket!

The wine of Sicily

Sicilian Wine has an ancient origin today as well. According to legend, it was Dionysus (Bacchus) who brought pleasure to mankind, and wine to Sicily.

Legend aside, it is certain that wine has been made in Sicily for millennia. There is evidence that Mycenaean traders cultivated grapes in the Aeolian Islands as early at 1,500 BC and when the Greeks began to settle in Sicily in the 8th century BC, they too were unable to forgot their favourite libation “Oinos, and introduced several varieties of vines.

The history of John Woodhouse and Whitaker

The next significant date in Sicilian wine history is 1773, the year John Woodhouse began producing what destined to become one of the island’s best loved products: Marsala Woodhouse understood immediately that the  local wine could be transformed through the addition of alcohol, that would not only fortify the wine but also help it survive the sea journey back to England .

It was an instant success with the British, and other entrepreneurs, such as Ingham and Whitaker, soon hurried out to exploit the wine’s popularity.

The Florio family and the richness of Sicily

Towards the end of the 19th century, the English dominion in Marsala-making was brought to an end by the arrival of Vincenzo Florio, one of Italy’s first tycoons, who bought up much of the land around Marsala.

“Florio winery”, though in different hands today, remains one of the best producers of Marsala and a visit of their enormous barrel-filled winery is recommended. For most of the 20th century, Sicily continued to produce enormous quantities of grapes, most of which, however, were exported to be added to wine made elsewhere in Italy.

The last 20 years have seen enormous changes to the island’s wine culture and, as the many international prizes won by Sicilian producers confirm, some of Italy’s finest wines are now being made in Sicily.

10  beautiful places to visit in Sicily. From the North East to the South West

Sicily is really and  idyllic island , which brings a smile to your face face. Picture-perfect towns, amazing landscapes and food to die for!

Being the largest and one of the most beautiful islands in the Mediterranean Sea, there is so much to explore in Sicily,  and deciding on which places to visit can be a challenge.

As  I had one week to explore Sicily, I  put together a 7-day Sicily itinerary , which turned out to be perfect! I got to see impressive historic sites, relax on beautiful beaches, and so on. Here my list of 10 beautiful places to visit in Sicily!

1. Acitrezza

Aci Trezza is a quiet, low-key seaside town just north of Catania. There’s not a lot to do here besides relax and admire the “Riviera dei Ciclopi”, but that’s more than enough to fill your day.

Like many islands in the Mediterranean,  Sicily claims to be one of the destinations featured in The Odyssey”. Namely, the coast owes its name to an Homeric legend.  According to it Cyclops is believed to have lived beneath Mount Etna .  And the towering black rocks, which  rise out of the sea – actually great hunks of solidified lava – were thrown by the blinded CyclopsPolyphemus, in a desperate attempt to stop Odysseus escaping.

Aci Trezza isn’t home to sandy beaches — instead, you’ll find rocky areas for perching and sunbathing. Better yet, go for a beach club built on a deck on stilts, where you can relax underneath an umbrella and walk down a staircase into the sea.

My day in Aci Trezza  was a glorious one  of eating granita”, walking along the picturesque waterfornt. I had a perfect dinner  at the restaurant  “Il Covo Marino” . I tasted  delicious oysters paired with “KiKè Fina winery” , which is my favourite Sicilian white wine.

“The Vendicari Nature Reserve” is a migrating ground for flamingos. It’ s a place that really shouldn’t be missed!  It is situated on the southern-most part of  Sicily’s east coast.  It’s  a mixture of lagoons ,  sand dunes, rocky coastlines, and sandy beaches.

“The Vendicari Nature Reserve” was instituted in 1984. It’s home to a wide variety of flora and fauna.  The most famous beach of this reserve is  called Cala Mosche beach”.  It’ s a sandy little bay that extends for about 200 meters, delimited by two rocky headlands that act as shield to the currents, with the result of an always calm and clear sea.

“Isola delle Correnti beach”  is regarded as one of the most beautiful tourist attractions of Portopalo di Capo Passero and the entire Sicily.

It is linked to Portopalo by a small strip of stone and it is able to enchant you thanks to its wild and unspoiled landscape.

The island is abandoned and the unique sign of the presence of humans is a lighthouse, an evocative military structure built near the home of the lighthouse keeper. The home was inhabited in the past by the keeper’s family.

The “Isola delle Correnti beach” is so named because this is the exact point where the Ionian and the Mediterranean Sea meet.

Siracusa  is a window into the ancient history of the Mediterranean and Europe. Its vast archeological site, on the edge of the modern city, is a rare treasure of temples, amphitheatres and an ancient castle.

The “Island of Ortygia” a labyrinth of charming ancient and medieval streets – makes for a delightful holiday of sightseeing and shopping.

5. Marzamemi

Marzamemi is  one of the most charming and authentic seaside villages in the south east of Sicily . It is 3 km away from Pachino, and is surrounded by the deep blue Ionian sea which creates two natural small seaports along the coast, called “Fossa” and “Balata”  .

The multicoloured harbours abound with blue, red and yellow-coloured Sicilian fishermen’s boats rocking slowly over the sea.

6. Tindari

The  history of Tindari  is a succession of tales, myths and legends that left indelible marks in the popular imagination.

The “Sanctuary of the Madonna Nera” (“The Black Madonna”) however, is the foremost attraction in Tindari. Inside, the sculpture of the “Virgin and Child”, in citron wood, is said to have reached Tindari in an attempt by the faithful to keep it safe from the 8th-Century Byzantine Iconoclast movement.

According to legend, the statue was abandoned by the sailors of a ship moored under the promontory; otherwise they feared that to take it with them would go against divine will and prevent them from setting sail anew. Today, the “Black Madonna” is venerated every September 7th.

7. Gioiosa Marea

Gioiosa Marea  is  well known for its beaches, from which it’s possible to see some unforgettable sunsets over the Aeolian islands.

8. “Scala dei Turchi”

“Scala dei Turchi” is a stunning rocky cliff on the coast of Realmonte, near Porto Empedocle, Southern Sicily.

9. Sciacca

Sciacca is an historic fishing port on the southern coast of Sicily. A workaday town rather than a polished tourist destination, it is famed for its ceramics, manufacturing coral , its thermal baths and its religious festivals, as well as for its large fishing fleet.

10. Licata

Licata is my hometown.  I’s a stunning city located on the south coast of Sicily, at the mouth of the Salso River , about midway between Agrigento and Gela.

Although it is now an important regional town and port, the historical center of Licata is quite compact and has many monasteries and churches that hold works of art of great artistic interest and are the highlight of your visit.

It’s a major seaport developed at the turn of the twentieth century, shipping sulphur, the refining of which has made Licata the largest European exporting centre.

Today Licata is worth visiting for many other reasons:

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Sicily, a paradise where to live

Now, more than ever, it is time to explore and discover for yourself the unique, precious jewel that is Sicily, an island of contrasts and surprises.

Every time the sun sets down slowly, I know I always  find something special in my crazy Sicily, a  wild and unpredictable Island! It’s a perfect place where to go for your upcoming holidays!

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Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale a Ischia

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale a Ischia

“Prendo un piccolo pullman , anzi pulmàn , e in dieci minuti arrivo a Porto d’Ischia . È già sera . Ma questa è una città ! La pace di Casamicciola è un sogno . Qui vie , vicoli , lungomari sono scintillanti , la gente è un fiume”
P. P. Pasolini

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Certamente la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è stata un’esperienza unica che mi fatto scoprire  un altro angolo di paradiso dell’ Isola Verde. Queste terme non sono paragonabili alle altre strutture termali moderne isolane . Nel senso che non sono dotate di piscine artificiali e ambienti di lusso. Qui si fanno le terme con metodi tradizionali ridotti all’essenzialità delle risorse naturali dello stesso stabilimento. Si trovano incastonate come un gioiello nella macchia mediterranea del comune di Barano. Ci si giunge  sia in auto che con i bus isolani (c’è un parcheggio).

In una calda giornata estiva avevo voglia di stare lontana da tutti e tutto e mi sono rifugiata nell’ eden della Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia. Nonostante il caldo, ho trovato refrigerio tra il verde e la quiete  dei suoi giardini . Per poco più di venticinque euro vi regalerete non solo l’accesso a  un meraviglioso  parco termale dalle origini secolari, autentico e introvabile. Ma coccolerete anche  il corpo e la mente, staccando letteralmente la spina. Penserete solo a voi stessi. Che ogni tanto male non fa! In questo post vi descriverò questo luogo magico, raccontandovi del suo passato ,  dei percorsi termali da fare . E perché sceglierlo tra e mille altre terme isolane!

Buona lettura !

Storia della  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Quella della  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è un racconto che affonda le radici nel mondo antico greco e romano. Possono essere classificate come tra le più antiche dell’atollo campano e d’Europa. Il nome deriverebbe dal termine greco “nitron”, che significa “puro, cristallino”  in riferimento alle sue  acque sorgive benefiche e miracolose.

Le prime tracce della sua frequentazione risalgono infatti alla colonizzazione greca d’Ischia. Quando la sorgente era già meta di chi cercava sollievo e guarigione. Da allora si veniva qui per approfittare dei poteri straordinari.  C’era di tutto. Guerrieri feriti, donne in cerca di fertilità, anziani afflitti da artriti o gotta.  E persino matrone romane che rivolevano la giovinezza.

L’acqua degli dei

In un’epoca in cui scienza e religione si confondevano, l’efficacia delle acque di Nitrodi era attribuita al dio Apollo e alle sue ninfe. Queste erano considerate divinità protettrici della cascata divina. La fama di questa area sacra fu tale che, tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C., divenne un importante centro di culto. Ne sono testimonianza gli ex-voto marmorei rinvenuti nel 1757.  In sostanza si tratta di  tavolette che raccontano, attraverso incisioni e dediche, storie di salute rinvenuta.  Questi oggi sono conservati al Museo Archeologico di Napoli. Altri reperti, provenienti dallo stesso sito, sono oggi sparsi in musei internazionali, come l’Hermitage di San Pietroburgo

I primi ritrovamenti risalgono addirittura al Seicento, quando il medico Giovanni Pistoja ne segnalò alcuni nell’edizione aggiornata del De’ rimedi naturali che sono nell’ Isola di Pithecusa . L’opera è del medico calabrese G. Iasolino che nel XVI secolo censì tutte le terme a Ischia con rigore scientifico.

Infine negli anni ’50 Angelo Rizzoli, l’imprenditore che fece conoscere Ischia al mondo,  incaricò il Prof. Mancioli di studiare l’acqua di Nitrodi. Si scoprì allora   che aveva pure altri vantaggi medici. Tra questi : favoriva la diuresi, migliorava le funzioni renali e digestive . La qual cosa contribuì ad attestare sempre di più la celebrità delle suddette terme.

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Fonte delle Ninfe Parco Termale  a Ischia oggi:  un’oasi sospesa tra mare e cielo

Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è ubicata a 300 mslm  in località Buonopane. Un tocco di modernità glielo ha conferito la recente ristrutturazione della struttura . Si sono anche  introdotte importanti novità grazie all’intervento di illustri personalità come quella del professor Sollino scomparso nel 2022.

Il luminare introdusse dei percorsi particolari detti idroaromaterapici, cioè un viaggio benefico che inizia dalla sua acqua e finisce nei profumi intensi del suo giardino fatto di tante piante . Tra queste alberi di ulivo,  fichi d’India, rosmarino, melograni, aloe vera e lentisco. Molte erbe sono usate dal locale Bio Bar per la preparazione di  tisane e centrifughe fresche.

Struttura delle terme

Magicamente la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia si  affaccia sulla spiaggia dei Maronti e sul pittoresco Borgo di Sant’Angelo. Sembra un  quadro,  che cambia colore a seconda dell’ora del giorno . La tonalità prevalente è quella del blu del Tirreno e l’unico rumore che si sente è il canto delle cicale

Vi si accede attraverso un vicolo stretto  che conduce all’ ingresso del parco, dove un vecchio alimentari e un  piccolo ristorante tipico accoglie i clienti. All’entrata subito dopo la reception si notano subito le  copie degli antichi ex voto  e un piccolo negozio per souvenir e prodotti termali .

Ai confini del silenzio

Tutti gli spazi sono dotati del necessario per usufruire delle terme: come spogliatoi , sala massaggi ecc. Il cammino inizia lungo un sentiero che procede  in salita . Ai lati ci sono varie terrazze di piccola dimensione che sono dotate di docce a getto e sdraio e ombrelloni per rilassarsi all’ombra o prendere il sole.

Che dire  la Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia è un posto  talmente bello da sembrare irreale. A ciò contribuisce anche la sua posizione piuttosto isolata rispetto al centro dell’isola. Comunque non è difficile arrivarci né in auto né con i bus isolani , cliccate qui per maggiori informazioni.

Sua Maestà l’acqua di Nitrodi

L’acqua che sgorga da Nitrodi è riconosciuta dal Ministero della Salute per le sue proprietà terapeutiche. Fuoriesce  a 27°, è oligominerale e si può anche bere. Leggera, ricca di bicarbonato, calcio e zolfo e  con la sua temperatura è  ideale per curare problemi cutanei, gastriti, irritazioni e disturbi digestivi.

Fin dall’antichità è rinomata per essere un elisir  contro mali e dolori.  E ancora oggi, gli abitanti  la definiscono “l’acqua che guarisce”, tramandando il rituale di raccoglierla in bottiglie durante gli ultimi giorni di apertura stagionale. Cosa che si può fare anche al parco e a pagamento .

La bellezza che nasce dall’acqua dalle Terme di Nitrodi

Dalla  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   prende forma  la linea cosmetica delle Terme di Nitrodi realizzata dall’azienda Ischia SPAEH. Questa è  una collezione di prodotti naturali fatti con quest’acqua che è ricca di minerali preziosi , e proprietà lenitive, purificanti e cicatrizzanti. A questa viene combinata l’azione degli  estratti di piante mediterranee, oli vegetali ed essenziali . Il risultato è   un toccasana per la pelle, poiché è capace di restituirle equilibrio, morbidezza e luminosità.

Non sono utilizzati parabeni, siliconi, petrolati e coloranti sintetici, per garantire il massimo rispetto anche delle pelli più delicate. La filosofia aziendale è diretta e chiara: “salus per aquam et herbas”, ovvero salute attraverso l’acqua e le erbe. Ovviamente il tutto è  100% made in Italy . Dietro un marchio così importante e di prestigio c’è tanto lavoro,  anni  di ricerca e soprattutto tanta passione e disciplina.

Le linee e i prodotti della Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   

La gamma delle Terme di Nitrodi  è ampia e adatta a ogni esigenza:

Tra i prodotti più amati spiccano l’Acqua Termale di Nitrodi in spray, perfetta per rinfrescare e la pelle ogni volta che si sente la necessità . Ogni applicazione di questi cosmetici  è davvero un modo per coccolarsi .

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Conclusioni. Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a Ischia

Visitare  Fonte delle Ninfe Nitrodi Parco Termale  a  Ischia   vuol dire  venire  a contatto con la propria pace interiore e rinvigorirsi da dentro. Come tuffarsi in mare e lasciarsi alle spalle tutto quello che non serve più, che appesantisce.

Lo staff del parco è accogliente, discreto e attento e rendono la permanenza ancora più piacevole. Ti sorridono sempre e sono a disposizione per qualsiasi curiosità o eventuale richiesta.

Orari, periodo di apertura e consigli utili:

Sono aperte stagionalmente da aprile a novembre, con orari variabili in base al periodo:

  • Primavera e autunno: dalle 9:30 alle 18:00;
  • Estate: dalle 9:00 alle 19:00

Il sito ufficiale www.nitrodi.com fornisce aggiornamenti in tempo reale su aperture, tariffe e eventuali modifiche.

📍 Indirizzo: Via Pendio Nitrodi, 80070 Barano d’Ischia (NA)
📞 Telefono: +39 081 904316

 

Sergio Mottura, cantina di Civitella d’Agliano

Sergio Mottura, cantina di Civitella d’Agliano

“Il vino è poesia imbottigliata.”

Robert Louis Balfour Stevenson 

“Cantina di Sergio Mottura”,  Civitella d’Agliano, Tuscia, Lazio

Come al solito è il vino che mi fa viaggiare, e in questo caso quello della “Cantina di Sergio Mottura“, Civitella d’Agliano,  una piccola cittadina sperduta a nord di Roma, , vicino Viterbo.  Di questo momento indelebile devo ringraziare il mio caro amico Joe Castellano.

Tornata da poco dal mio weekend del 29 Settembre 2018 nella Tuscia nel Lazio, è ora di raccontarvi la mia esperienza, le impressioni e le sensazioni provate.

I vini della “Cantina Sergio Mottura” e la musica di Joe Castellano 

Artista agrigentino di successo e fondatore del celebre  “Blues & Wine Soul Festival” (giunto alla XVI edizione), Joe Castellano mi invita come blogger per la rassegna stampa del :

In occasione del “Festival del Vino e della Musica 2018”, di cui Joe Castellano è direttore artistico,  l’antica Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano si trasforma in una piazza brulicante di persone.

6 buoni motivi per andare in Tuscia, Lazio

La Tuscia ha saputo convincere le mie aspettative, e voglio condividerle con voi con questo articolo. Scoprirete dei luoghi nuovi, eccezionali, a volte sottovalutati, ma ricchi di sorprese. In particolare avrete modo di leggere su:

  1. Tuscia ;
  2. Civitella d’Agliano;
  3. Civitella d’Agliano e il “Festival del Vino e della Musica 2018”;
  4. “Cantina di Sergio Mottura;
  5. Dibattito “Cultura e Vino come volano per lo Sviluppo del Territorio “;
  6. Cena al  ristorante “La Tana dell’Istrice” ;
  7. Concerto “Blues & Soul” di Joe Castellano &“Red Wagons”

Tuscia, Lazio. Terra dei vini di Sergio Mottura

Il nome Tuscia  deriva dalla parola latina “Tuscĭa”, ovvero  “il territorio abitato dai Tusci”. “Tusci”  sarebbe la  contrazione al plurale di “Etruscus”. Per cui la Tuscia   non è altro che un sinonimo dell’antica ’Etruria, cioè dove è nata la civiltà etrusca.  Questa denominazione ha iniziato a essere utilizzata dopo la fine dell’Impero Romano e nell’Alto Medioevo.

Secoli fa  il territorio era più  ampio, poiché inglobava oltre al Lazio settentrionale, anche la Toscana e l’Umbria occidentale.  Oggi la Tuscia corrisponde  alla provincia di Viterbo, anche se la zona nord di Roma, fino più o meno al lago di Bracciano, viene definita “Tuscia Romana”.

Il contesto storico e artistico della Tuscia  è particolarmente ricco e variegato. Esso  copre infatti  un arco di tempo molto esteso che va dal VII sec a.C. fino al periodo rinascimentale e barocco.  Inoltre c’è una natura ancora incontaminata, altrettanto bella di quella umbro-toscana, ospitando ben 15 Riserve e Parchi Naturali

14 Borghi più belli della Tuscia 

  1. Viterbo
  2. Tarquinia
  3. Civita di Bagnoregio
  4. Vitorchiano
  5. Caprarola
  6. Bracciano
  7. Bolsena
  8. Acquapendente
  9. Calcata
  10. Tuscania
  11. Sutri
  12. Capodimonte
  13. Montefiascone
  14. Soriano nel Cimino

Civitella d’Agliano, borgo medievale della Tuscia

Civitella d’Agliano sorge tra il Lazio e l’Umbria, in uno scenario fatto di colline morbide, vigneti, ulivi, tombe etrusche e  romane, calanchi argillosi, un paesaggio a volte quasi lunare,  incantevole e incontaminato.

Cosa vedere a Civitella d’Agliano

A Civitella d’Agliano arte e natura si fondono in un magnifico equilibrio. Ne è un esempio “ La Serpara” di Paul Wiedmer, un giardino di sculture contemporanee chiamato .

Paul Wiedmer è un artista svizzero che negli anni ‘60 ha realizzato nel suo giardino un percorso di circa 30 statue di artisti da tutto il mondo.

Civitella d’Agliano offre tante altre attrattive come:

Civitella d’Agliano e il “Festival del Vino e della Musica 2018”

Civitella d’Agliano è la casa di appena mille abitanti . Un sabato pomeriggio ci metto piede, e c’è un sole lento che rallegra la piazza principale e la torre medievale.  Ci sono poche persone nel paesino, che stanno preparando tutto per il “Festival del Vino e della Musica 2018”.

Io e altri invitati facciamo numero! Giro per la deliziosa cittadina laziale in compagnia del mio amico Siciliano Joe Castellano.

Joe Castellano, sangue agrigentino, talento arstico internazionale

Joe Castellano, pianista e compositore Siciliano, crea ad Agrigento nel 2003 il “Blues & Wine Soul Festival”. Questa  è una delle più belle 20 rassegne musicali  Italiane, unica menzionata per la Sicilia su  www.Italia.it,  sito ufficiale dell’Italia nel mondo

Joe Castellano è recensito in tutte le principali riviste del mondo del “Blues & Soul”. Ha pubblicato ben sei album, di cui l’ultimo, “Soul Land”, è stato il primo disco di un Italiano che è stato candidato ai leggendari “Blues Music Awards” Americani (2013).

Visita alla “Cantina di Sergio Mottura”

Civitella d’Agliano si sveglia piano piano, c’è più gente nelle stradine e anche qualche gruppo di turisti americani, che pare aspettarmi all’ ingresso della “Cantina di Sergio Mottura verso cui mi dirigo.

Sergio Mottura è un signore piemontese dal fascino straniero. Da generazioni custodisce i segreti di Civitella d’Agliano , borgo medievale silente e misterioso . La sua cantina sta proprio nel centro  della piazza principale della cittadina.

Varcando l’uscio della barriccaia di  questo impero divino, Sergio Mottura  mi accoglie con dei  calici del suo  “Spumante Metodo Classico Brut”. Allietata dalla finezze di queste bollicine di Grechetto, vitigno autoctono portato al massimo livello, ascolto il racconto della sua vita.

La storia di Sergio Mottura

Dagli anni ’60 Sergio Mottura originario di Torino , si occupa dell’azienda vitivinicola di famiglia,  insieme ai figli e alla seconda moglie Alessandra. Si gode il successo senza presunzione, così come fanno in precedenza i suoi avi in campi diversi.

Tra questi ultimi uno in particolare, Sebastiano Mottura, fonda nel 1862 a Caltanissetta l’ “Istituto Mottura”, il primo Istituto Tecnico Minerario d’Italia !

Nel 2013 il Gambero Rosso nomina Sergio MotturaIl migliore Viticoltore e Interprete di Grechetto al mondo”.

La rivoluzione del Grechetto di Sergio Mottura nel Lazio

Sergio Mottura intuisce il potenziale del Grechetto in particolare, e di altri vitigni autoctoni della zona di Viterbo, quali:

Sergio Mottura  produce così dei vini di grande qualità, rilanciando il Lazio all’interno della produzione enologica italiana, in cui ha sempre occupato un posto secondario rispetto ad altre regioni.

La “Cantina di Sergio Mottura rappresenta così una smentita alle regole, fa parte proprio di quelle eccezioni, tanto belle quanto rare.

“Cantina di Sergio Mottura” è green !

La “Cantina di Sergio Mottura, circa 36 ettari, sorge in un luogo fortunato, ricco di storia (dal 1292 vocato alla viticoltura come attestano alcuni documenti storici di Orvieto), di risorse naturali.

Si trova precisamente  tra le colline e i calanchi argillosi del  Nord del Lazio e la pianura Umbra bagnata dal Tevere, e le viti sono coltivate  secondo i parametri dell’agricoltura biologica.

Questo spiega anche la scelta di utilizzare l’istrice come simbolo della cantina: esso infatti è un animale che vive esclusivamente dove c’è equilibrio ecologico. Per questo i vini di Sergio Mottura garantiscono forte territorialità, qualità e rispetto per l’ambiente.

   

Dibattito “Cultura e Vino come volano per lo Sviluppo del Territorio” 

Si fa tardi ed è giunta l’ora di andare via. Inebriata dalla conoscenza di Sergio Mottura, partecipo al dibattito “Cultura e Vino come volano per lo Sviluppo del Territorio”, moderato dalla brava Teresa Pierini, giornalista romana della testata on line www.LaTuaEtruria.it .

All’interno di una sala della Torre Monaldesca” di Civitella d’Agliano, mi trovo a sedere intorno a un tavolo insieme agli altri partecipanti. Questi includono me, Joe Castellano  e Gian Paolo, il sindaco di Civitella d’Agliano, Giuseppe Mottura (figlio di Sergio Mottura), e Mauro Morucci, fondatore del “Tuscia Film Fest” (www.TusciaFilmFest.com).

Vino è arte, cultura e fonte di sviluppo

Il tema su cui si discute è a me profondamente caro, cioè creare percorsi turistici esperienziali, eventi culturali, musicali ed enogastronomici legati al vino. Tutto da calendarizzare  per lo sviluppo economico locale.

Ognuno dei presenti riporta la propria esperienza al riguardo, e ci sono importanti momenti di riflessione e di confronto con il pubblico, in cui emerge la comune consapevolezza di come in Italia non è “il cosa ma il come fare” per trasformare il turismo in una risorsa primaria di benessere, lavoro e qualità di vita.

A oggi non ci si riesce e ciò è un paradosso assurdo ! Proprio in un paese come l’Italia, che detiene il 70% del patrimonio culturale mondiale, e in cui solo a macchia di leopardo e con il sacrificio dei privati,  si tiene alta la bandiera del Made in Italy. Mentre la maggior parte dell’amministrazione pubblica  spesso investe poco e male. Rimane sempre la voglia di cambiare le cose, e l’essere qui tutti insieme ne è la prova!

Cena alla “Tana dell’Istrice”, ristorante di Sergio Mottura

I bollori di cotanta ardita questione vengono sedati subito dopo alla cena degustazione nel ristorante della“Cantina di Sergio Mottura, “La Tana dell’Istrice”.

In un salone signorile e davanti una tavola finemente imbandita iniziano le danze, nulla è lasciato al caso:

Io e i mie commensali Joe , Teresa Pierini e suo consorte, rimaniamo insieme agli  altri ospiti stranieri del ristorante in un teutonico silenzio di fronte alla bellezza della sala, e alla professionalità e dolcezza con cui Sebastiano, figlio prediletto di Sergio, ci spiega quei piatti raffinati e qui vini pregiati.

Concerto “Blues & Soul” di “Joe Castellano &“Red Wagons”

A concludere quei momenti indimenticabile, il concerto di Joe Castellano & “Red Wagons. Questi straordinari musicisti  sono un po’ come dei magici pifferai, che stanano gli abitanti di Civitella d’Agliano con le note del loro irresistibile “Blues & Soul”.

Per tutta la durata della performance, grandi e piccini si divertono come matti nella medievale  Torre Monaldesca” , dove c’è la festa.

Brillano le stelle a Civitella d’Agliano. A presto! 

Lo spettacolo finisce, cala il sipario, il pubblico esce di scena . I protagonosti  principali  e tutti noi ospiti d’onore di quella manifestazione scendiamo un paio di scalini. Ci  ritroviamo nella piazza principale  di Civitella d’Agliano,  che  Sergio Mottura trasforma  in un Wine Bar a cielo aperto.

Ci accomodiamo in questo salotto, e seduti su dei cuscini color porpora, sorseggiando le bollicine di Grechetto, guardiamo in alto le stelle che brillano. Sperando che quest’aria di festa così straordinaria e ben organizzata possa essere non l’eccezione ma la regola nella nostra bella Italia, dalle Alpi alla Sicilia.

 

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