Cantina “Il Borro Cantina”, I Fasti di San Colombano, Lucca

Cantina “Il Borro Cantina”, I Fasti di San Colombano, Lucca

“San Colombano”, Lucca

Il mio fantastico viaggio nel Mondo del Vino inizia con  l’AIS di Lucca, ed è proprio nelle mura di questa città che stasera proseguo il mio itinerario enoico, fermandomi  in un posto esclusivo,  il Ristorante “San Colombano” . Seguitemi!

Il Natale è nell’aria , fa freddo a Lucca,  però  la città gioiello mi  scalda con il suo fascino e  le sue luci. Ad accogliermi nel ristorante la sua bella proprietaria  la Sommelier Simona Carmassi. L’atmosfera al “San Colombano” è intima e raccolta, e Simona con un sorriso enorme fa accomodare me e il resto dei numerosi ospiti ai tavoli, che sono elegantemente imbanditi per l’ Evento Speciale che mi aspetta: una Cena Degustazione tutta  Made in Tuscany.  Protagonisti dello Spettacolo Enogastronomico  i Piatti Stellati dello chef  Giuseppe Da Prato, preparati con prodotti rigorosamente locali, e i  Vini  della Cantina “Il Borro”, presentati dallo charmant  Berardino Dino Torrone,  responsabile vendita Italia di questa prestigiosa cantina in Valdarno. In regia dietro le quinte  ci sono i Sommelier Fratelli Zanni, che scelgono l’abbinamento Cibo/Vino per un Menù perfetto. Iniziano le danze, e tra una portata e l’altra, cala un  silenzio quasi sacro in sala, interrotto solo dalla spiegazione dello Staff del “San Colombano” sulle portate e sul  nettare divino. Da leccarsi i baffi! Provo a non farvi venire invidia, ma ho i miei dubbi. Siete pronti? Tra candele e scintillii di bicchieri, ecco i  fasti di “San Colombano” :

Provo a chiedere allo Chef  Giuseppe Da Prato di svelarmi qualche piccolo segreto delle sue ricette, ma non c’è niente da fare. Mi invita a ritornare e a provare qualche altro capolavoro culinario preparato da lui e da altri maghi dei fornelli,  che lo aiutano, un gruppo di ragazzi che,  nonostante la giovane età , hanno una grande esperienza nella migliore ristorazione regionale.

E sicuramente Domenica 16 Dicembre 2018 non mi perderò  il prossimo appuntamento al “San Colombano”: “Mille Bolle d’Auguri” , una passerella  dei migliori Champagne per celebrare l’arrivo di queste feste.  Non mancate a quest’altro galà Lucchese, per sorprendervi con  Nuovi Accostamenti ed Etichette che hanno dentro tutta la straordinaria Tradizione Enogastronomica della Toscana, una regione che fa sognare, come la storia che sto per raccontare.

La Cantina “Il Borro”: il Buon Vivere Toscano

La Cantina “Il Borro” è  in Toscana,  in Valdarno, nell’area Chianti DOCG, un ambiente unico per genesi e morfologia, da secoli fondamento per la coltivazione della Vite . Sembra che i primi “esperimenti di Chianti” siano stati fatti proprio in questa ricca vallata , che offre ai suoi visitatori boschi incontaminati, lunghi torrenti e dolci colline.

La Cantina  “Il Borro” si trova precisamente nel comune di Loro Ciuffena e prende il  nome dal borgo castello in cui sorge, detto appunto “il Borro”, che in dialetto toscano vuol dire “fossato”; una delle tante misure di difese prese nel Medioevo da questo posto spettacolare, a difesa delle frequenti incursioni degli stranieri , che  se lo sono conteso frequentemente  per la sua posizione e prosperità. La Cantina “Il Borro” è  un gioiello incastonato in un luogo pieno di storia,  che si estende per 700 ettari tra vigne ed uliveti, all’ombra dei cipressi dell’antica “Via dei Setteponti”,  un territorio vocato all’ Arte e alla Cultura,  tra  Firenze, Arezzo e Siena.  Si tratta di un angolo nascosto della Toscana, che una volta scoperto per la prima volta, fa innamorare e  non andare più via , come è accaduto in un lontano passato alle illustri famiglie dei Medici e dei Savoia, che ne hanno segnato le vicende, e in un presente più recente ai Numero Uno della Moda Italiana Ferruccio e Salvatore Ferragamo.

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Ferruccio Ferragamo rimane folgorato dalla bellezza di questo Antico Borgo Toscano durante una battuta di caccia nel 1985,  e nel 1993 decide di acquistare definitivamente la proprietà dal Duca di Savoia, lasciandolo poi in eredità al figlio Salvatore Ferragamo.

Da allora Ferruccio e Salvatore hanno lavorato incessantemente e con amore, per trasformare quello che prima era un rudere distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale in quello che oggi è diventato un Relais di Lusso.  “Il Borro Relais & Châteaux” è pensato per chi vuole prendersi una pausa fuori dal tempo. Un’Oasi interamente dedicata all’Arte, alla Cultura, al Cibo & Vino di Qualità, e  all’Ospitalità . Un lembo di paradiso che racconta una Toscana inedita, dove trovano rifugio dagli appassionati più esigenti di Spa, Golf ed Equitazione, ai Wine & Life Lovers più semplici, che si emozionano davanti alla natura, che qui  si manifesta in tutto il suo rigoglio nei filari di Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah, Petit Verdot e il più tipico Sangiovese. La famiglia Ferragamo porta in alto il nome del Made in Italy nel mondo attraverso il Vino firmato “Il Borro”  , un’ Etichetta  d’Autore, con qualità, classe, semplicità, rispetto della tradizione e del territorio, e con uno sguardo verso il futuro. Oggi  i Ferragamo  hanno salvaguardato la preziosità di questi paesaggi, mantenendone intatto il fascino,  e contribuendo così ad affermare  sempre più il brand Toscana nel Mondo, nel Turismo e nei Prodotti di Eccellenza.

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 Scusate , adesso vado a preparare le valigie.

Alla prossima!  Sempre se ritorno…

Enjoy It! 

Stefania

Le Palaie winery, Peccioli, Tuscany

Le Palaie winery, Peccioli, Tuscany

“The Wine is on the table” , my second wine tasting at “Le Palaie Winery”, Peccioli 

The “Wine is on the Table”  is the name of  my second wine tasting event at “Le Palaie Winery ”  Peccioli. It was a big  success, which was held on the 10th March 2018 . As always,  all started with a few phone calls and emails with the great stuff of the winery to discuss which wines and the types of food to serve ,  and to double-check my  guest list.

Visiting “Le Palaie Winery ”  Peccioli  is  your way to discover the colours and flavours of Tuscany ,  exploring its stunning  vineyards and rolling hills.

“Le Palaie Winery”, the beauty of Tuscany in a glass

Visiting “Le Palaie Winery ”  is  your way to discover the colours and flavours of Tuscany ,  exploring its stunning  vineyards and rolling hills. It’s also the ideal starting point to enjoy famous and important medieval cities of Tuscany such as:

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The history of the “Le Palaie Winery”

In 1996 Nino Capon   founded    “Le Palaie Winery ”   in Peccioli  . This great entrepreneur loved  the the Valdera area , becasue is considered an emerging wine region in the Tuscan province of Pisa. So he decided to open the farm and then to plant the vines in an area strongly devoted to wine production.

A winery and a farm house among the Tuscan hills

In the first floor “Le Palaie Winery ”    is provided with a modern vat cellar and an underground barrique cellar for the aging of wines where. Here stunning sculptures transform the room in a real art gallery.

In the second floor there is a  big and terrific terrace with a magic view to the Tuscan landscape. It’s also a farm house with 7 apartments and 3 independent houses of various sizes. All of them are modern and equipped with  all facilities and a swimming pool too.

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5 Top wines

There were many people who came to enjoy the top 5 wines of the  “Le Palaie Winery” , which were paired with local products: cheeses (one mild, one medium, one strong), fruits, nuts, crackers and chocolates.

Moreover, guests had fun with a wine quiz to determine their  wine knowledge.  Then a very rare thing happened to me. Just before introducing myself to the guests, I started to get nervous! My normal, confident self decided to go on break just when I needed !

Adrian Setright and Stefano Matteucci starring!

Then I  I took a deep breath and  I found my voice and began the wine tasting. Developing my own rhythm, all of my nerves quickly melted away! Of course, we laughed a lot, learned a lot about wine. We all had fun thanks to two artists , who helped me with all the wine event: 

5 Top labels

Here the best 5 labels of “Le Palaie Winery“: 

1.“Rosato”: It’s a rosé made from Merlot and Sangiovese grapes , which grow on hills in loose to medium terroir that leads to sandy soil. A hint of copper to the eye, fruity florals to the nose plus high acidity leads to intense flavours;

2.“Viognier”: It’s a white wine , which is made from Viognier (100%) . This grape originally comes  from the Rhone Valley, France. It’s characterized by floral notes to the nose ( honeysuckle and lavender) along with peaches and suggestions of smoke. Detect hints of white peaches, citrus and dried apricots with a finish of butterscotch and oak;

3. “Gatta Ci Cova”: It’s a red wine made from  Sangiovese (50%), and Merlot (50 %) . This wine has  an intense ruby colour and a typical fruity perfume of a fresh young wine with yummy hints of wild berries;

4. “Sagrestano”: It’s a red wine made from Sangiovese (50%) and  Alicante (50%). Its  scent is  of spices, black pepper , which are mainly present also on the palate;

5. “Bulizio”: It’s a red wine made from Cabernet Sauvignon ( 40 %) , Merlot (40%),  Petit Verdot (20 %) . Its colour is deep ruby, and  the nose detects ripe fruit that leads to spicy notes. Its tannins are strong;

“Le Palaie Winery”, amazing wine tasting in Peccioli, Tuscany

Without any doubt, “Wine is on the table”  was my second best wine tasting experience at the “Le Palaie winery ”   .  Hosting a wine tasting event was a great way to do something fun, classy, and different with my  friends and other guests .

Special thanks! 

As a Sommelier  I never stop learning, growing and building up my experience that goes on with the “AIS of Lucca” ( “Italian Sommelier Association”) .

Special thanks to:

All in all, my second wine  tasting was everything I could have hoped for, with such a wonderful host and crowd, it  reconfirmed my decision to be an independent wine consultant!

 

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Federici Winery, Ortonovo, Liguria

Federici Winery, Ortonovo, Liguria

“With Wine, Poetry, or Virtue, as you choose, but get Drunk!”

Charles Baudelaire

The ‘Federici Winery’, the Lunigiana in a glass! 

There is nothing like the regional products of a territory that can describe its history and culture. The fruits of the earth tell us how  people have shaped the landscape where they live. That is why visiting “Federici Winery“ is a special way to discover Lunigiana.

Lunigiana is a mysterious land sandwiched between the Ligurian coastal towns of “Cinque Terre” and the Tuscan cities of Lucca and Pisa. Follow me , read my post and explore a new part of Italy!

Federici Winery

A special visit at “Federici Winery”, Ortonovo, Liguria

On the 2nd November I visited the “Federici Winery“ in Ortonovo, near the ancient ruins of Luni, the famous Roman port, where Roman merchant ships  used to transport precious Carrara marble along the Tyrrhenian Sea.

Luca Federici welcomed me when I arrived at his wine cellar. He was ready to guide me through a tour of his  winery and dedicated his time to share with me the story of his family, his territory and his wines. Luca’s big smile warmed a rainy day, making me realise that if you do what you love, you never work a day in your life!

Federici Family, a Story of vineyards and men

The Federici family, originally from Ortonovo  boast a long tradition of winemaking that has been handed down from father to son.

It all started in 1985, when Giulio Federici and his wife Isa, the third generation of the family restored a country property in Lunigiana , devoting themselves to cultivating the local grapes and to making quality wines.

Luca, the oenoligist, and his brother Andrea, the sales and marketing manager, represent the fourth generation of the “Federici family“. Today together they lead their business with passion, professionalism and with care for their territory.

Vermentino, the gold grape of Lunigiana land

The best result of the Federici family‘s love for what they do is  of course one of my favourite wines, the so called Vermentino: a dry white wine that is sleek, tangy and even a little bit sexy.

There are hundreds of white grape types planted throughout Italy,  though the Vermentino for me is really the best  .

This old variety grows well  here , because  the climate is mild , and because the vines are planted close to the sea.

I’m crazy  about the elegance of the Vermentino as well as the , minerality and  saltiness in its finish, and pairing it  with the local cuisine specialities , such as : seafood antipasti and pesto sauce, is something you have to experience once in your life!

“Federici Winery” is located near the ancient Roman port of Luni

“Federici Winery“ owes its name to the sun shining in the ancient Roman port of Luni. The archaeological site is still intact and just a couple of miles from the winery, and commemorates the thousand year old tradition of winemaking in this area.

“Federici Winery“ is located near La Spezia in far eastern Liguria nestling against the Apuan Alps (with peaks reaching almost 7,000ft  only 5 km from the sea) and the river plain of the River Magra.

The terroir of “Federici Winery”

This privileged position  provides an incredible microclimate, where the action of sea and mountain breeze, alternating between day and night, creates optimal  conditions for growing vines and producing wines of excellence.

Here the soil in the valley is of an alluvial and sandy  nature with leaner clay on the hills. That is how the Federicis can experiment  different varieties of the Vermentino producing completely different taste profiles in the vineyard, along with other grapes:

Harvest usually starts  towards the end of  August and the beginning of September . Grape picking is one of the most important phases of work for the Federicis and is entirely done by hand just like it used to be when the winery was first set up.

The estate of “Federici Winery” and its cellar

The “Federici Winery“ is a key player in the local economy and has the objective to constantly work to enhance the quality of its wines. The winery extends over  around 25 hectares with vineyards in prized locations both on the hillside and on the plain.

The winery buys hand-harvested grapes from other small growers in the surrounding countryside paying for quality, and  keeping alive both tradition and wine culture. The winery produces 200.000 bottles a year, including  whites, reds, rosé, sparkling wines, sweet wines and grappa.

Art and thecnology at “Federici Winery”

The Federicis invested a lot of money in the new winery in 2015, which now covers 1600 square metres and it is equipped with  state of the art technology, such as a special isobaric bottling system, which ensures  optimal care in the packaging of the wine .

Moreover, the winery follows  bio-architectural principles in order to  reduce  the impact on the environment as well as maximise energy savings. The beautiful underground cellar, where the wines rest for their final refinement, is a perfect example of the  harmony that exists between the buildings and nature.

The cellar of “Federici Winery”

The cellar is situated around a hundred metres below sea level, which helps harness the natural stability of temperature and humidity provided by the  presence of an underground aquifer.

All this is further supported by constant control of every stage of the production process thanks to ecological  solutions in the wine cellar such as solar panels, natural ventilation and the use of wood, stone and brick.

The Federicis are very proud of their magical reign and passion and patience and experience are key words of their philosophy.  For them viticulture is a family tradition, and their care for the environment, the climate, the vineyards and  their employees produces matchless wines, whose  flavour reflect the beauty of their terroir. 

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Tasting of the wines of “Federici  Winery” 

Wine tasting in “Federici Winery“ is an intimate and personal experience. The tasting room  is very  large, decorated with frescos and has two magnificent handmade chandeliers the design of which has been inspired by nature.

Luca took me through his line of biological  wines and demonstrated the quality of his best bottles of wine by pouring me a glass of their Vermentino. He  is proud of his wines with good reason and I sipped through his wines with pleasure.

All showed great character and depth as well as a softness you rarely see with natural wines. They seemed stable, substantial and yet so expressively honest.

The “Colli di Luni DOC Area”

Luca explained how the ideal climate for their white wines exists in the “Colli di Luni DOC Area”:

“ During the day there is superb ventilation and optimal  exposure to the sun whilst the evenings are fresh and humid, always with moderate temperatures whether it be winter or summer.”

The best white wines  of the “Federici Winery”

Federici‘s  vineyards are situated within two to three miles of the sea, and here are the three versions of  the their  best wines made from 100 % Vermentino:

What you don’t know about the Vermentino!

I learned a lot about Vermentino thanks to Luca. The best Vermentino is medium-bodied, fresh and quite round, with a floral aftertaste, and its freshness is the result of the natural, lively acidity of the grape itself which provides balance as well as a marvellous affinity for pairing with a variety of foods.

Vermentino grows not only in Liguria, but also in Sardinia and Tuscany, and in each of these three territories, the vineyards are very close to the sea,  giving the wines a special character that you don’t find in wines from vineyards in a warmer, inland area.

Vermentino from a maritime climate tends to display a great minerality or saltiness in the finish. Vermentino is one of the most important varieties in Liguria, along with another white known as “Pigato“.

The best red wines of “Federici Winery”

Lunigiana is one of the smallest region in Italy, but its white wines are among the most distinctive, like the other three wines I sipped at the “Federici Winery“ :

Lunigiana, a magic land between Tuscany and Liguria

If you are a wine lover or a wine expert, Lunigiana could be your perfect upcoming destination. Lunigiana, in north west Tuscany, has a lot to offer. It is a location to be enjoyed all year round, and above all it is easy to get to via flights to either Pisa or Genoa.

The wine region of Lunigiana is very beautiful, with vineyards on rocky  hillsides that  overlook the sea as well as vineyards higher up in the valleys  and small narrow roads that meander up amongst the vineyards.   With such a large number of grape varieties unique to Lunigiana, this can lead to some confusion though doing research before visiting and wine tasting in such a picturesque region is worthwhile.

What to see in Lunigiana

Lunigiana is also dotted with numerous stunning medieval villages and  is a pearl amongst the other international  and aristocratic hamlets  along the zone of the  “Riviera Ligure di Levante”, such as:

Lunigiana lies between the northern Appenines, the “Versilian Plan”, and the “Gulf of la Spezia” and has real rural character as well as castles, Romanesque churches, and  old towns full scenes of rare beauty starting with Luni and Sarzana.

The ancient Roman port of Luni

Luni  the ancient Roman port which gives the name to Lunigiana. Luni is surrounded by a valley called “Val di Magra” in the “Montemarcello Magra Park”, which extends from inland Liguria up to the “Gulf of Poets”. Points of interest include the remains of an Roman Amphitheatre (1st century AD) and the Archaeological Museum.

Sarzana, a beautiful town in Liguria

Some are born in Sarzana and love it for life, others choose Sarzana as their place. The latter seems to be the case with the family Bonaparte, who were welcomed there in exile and from  where they left to conquer the world.

The Bonaparte family left an important witness to their presence in the form of the “Bonaparte Tower House”, which is located in the first section of the “Via Mazzini”, a few steps away from the ancient church of “Sant’Andrea”.

Sarzana is a quiet city, tourists don’t go there much. You might peek into some of the antique shops in the historic centre, or into the terrific  main square “Piazza Matteotti” .

There are many restaurants in Sarzana, and all of them are good. It’s like the town is waiting for tourists who seldom come.

What to visit in Sarzana 

Sarzana has two nice castles:

Federici Wines are perfect for each moment of your Life

Italy, 100 % of Beauty!

Save your appetite my friends . Stay thirsty. Passion and humility create balance in the heart and balance in the glass. Luca knows this and you can see it in his eyes and taste it in his wines.

It was an incredible experience. I learned a lot about wines and the culture of this land. Without any doubt, I can help you with finding a new place to go for your upcoming holidays in Italy!

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La ‘Cantina di Roberto Cipresso’. La teoria rivoluzionaria del parallelo 43

La ‘Cantina di Roberto Cipresso’. La teoria rivoluzionaria del parallelo 43

La ‘Cantina di Roberto Cipresso’ un modo rivoluzionario di fare vino! 

Fabio mi porta in macchina nella cantina di Roberto denominata ‘Cipresso 43’, situata a pochi passi da ‘Poggio al Sole’.  Si trova esattamente in Località Bivio dell’Asso, 53024 . Qui trovo Roberto  all’entrata con il suo inconfondibile sorriso .

Ci sediamo su un gradino e Roberto . Ed ecco che mi anticipa che il nuovo marchio delle sue creazioni sarà  denominato ‘La Cantina di Roberto Cipresso’ . Ciò al fine di  un più immediato riconoscimento del suo laboratorio divino. Vista la sua crescente notorietà. Questo è un piccolo anticipo di quello che bolle in pentola!

La ‘Teoria rivoluzionaria  del parallelo 43’ 

‘La Cantina di Roberto Cipresso’ , a breve sarà operativa! Intanto Roberto mi spiega meglio con il suo fare gentile l’asse portante della sua filosofia aziendale ovvero la sperimentazione e la ‘Teoria del parallelo 43′:

“Quando assaggio un vino eccellente, mi chiedo qual è la sua posizione geografica, non la parcella di vigneto da cui proviene. La mia visione di terroir è ampia, perché basata su coltivazioni allineate su uno stesso orizzonte, il parallelo 43.

Un ambiente pedoclimatico diffuso di cui, in collaborazione con l’Università di Firenze, sto tuttora studiando tutte le caratteristiche, vale a dire la geografia, la geologia, le altitudini, l’orografia, il clima.  Il parallelo 43 è una linea immaginaria, che passa attraverso tutte le tappe fondamentali della viticoltura, dalla Mesopotamia agli Stati Uniti. 

Un filo magico, che avvolge tutto il globo, e ci fa viaggiare dal Tigri e l’Eufrate (nel massiccio del Monte Tauro ci sono state le prime forme di viticoltura) e si arresta all’Oregon (la capitale del vino del nuovo mondo), dopo avere toccato regioni con uve sacre come  Croazia (Plavac Mali), Marche, Umbria, Toscana (Montepulciano, Sagrantino e Sangiovese) , Corsica, Midì francese (Viogner e Grenache) e i Paesi Baschi (Txacoli).

Non sono religioso, ma credo ci sia qualcosa di mistico, sovrannaturale nel parallelo 43, se è vero che su questa asse si adagiano Medjugorje, Assisi, Santiago De Compostela e Lourdes”.

La ‘Quadratura del Cerchio’

Esiste un vino perfetto? No, ma si può imparare a farlo! 

‘La Cantina di Roberto Cipresso’  mira a creare un vino inimitabile a partire dai terroir più vigorosi ed espressivi del parallelo 43°, all’interno del quale i requisiti propri dei singoli componenti si esaltano l’uno con l’altro anziché ottenebrarsi a vicenda.

Si tratta di un concetto quasi rivoluzionario, che scandalizzò quando nel 1995 venne fuori ‘La Quadratura del Cerchio’, che:

Non si può raggiungere la perfezione, ma ci si può provare.  Così come non si può ottenere un cerchio da un quadrato a meno che non lo si smonti in puntini! Roberto monta i suoi vini brevettando delle quadrature perfettibili, e li smonta nuovamente fino a quando non è del tutto soddisfatto. Roberto vuole offrire qualcosa di insolito, sorprendente e speciale, e si cimenta con la testa, con l’anima e l’istinto.

André Tchelistcheff , un maestro di vino e di vita

Roberto  si sforza di rincorre continuamente il vento giusto. Come quando scoprì un trattato di André Tchelistcheff. In questo scritto  il famoso enologo russo discuteva sulle possibili forme di supertuscan negli USA ! Roberto  sposò le convinzioni del maestro e le mise in pratica. Come? Abbinando il Sangiovese  alla versione italiana dello Zinfandel,   ovvero il Primitivo di Manduria.

Roberto lotta per scovare le armi e le tattiche giuste per essere più che un vincitore un bravo stratega nel fare vino. Roberto  studia, coopera con Università, ed esplora, mantenendo il suo porto fermo a Montalcino. Da cui però si allontana come un marinaio per compiere altre gesta del vino.

Come quelle fatte in più di venti regioni italiane e oltre confine in Croazia, Brasile, Spagna, Romania, California, Perù, Turchia, Slovacchia, Cile. Ma per lo più in Argentina ( ‘Achaval Ferrer’ e ‘Matervini’) e Brasile (‘Bellavista Estate’).

Con l’aiuto di altri imprenditori, in ognuno di questi anfratti sperduti e lontani, Roberto aspira a valorizzare il più remoto dei terroir . E anche a  generare a vini di carattere, dal Malbec argentino alla Dorona veneziana .

Oltre ad avere ricevuto tantissimi premi e scritto molti libri , Roberto riveste un ruolo importante nel panorama enoico italiano. DNel 1990 fondò  ‘Winemaking’ , un gruppo di consulenza vitivinicola. Questo poi fu ribattezato  ‘Cipresso 43’  nel 2001. Che dire ,  Roberto   è stato sempre un fiume in piena , che è ancora pronto ad esondare!

La cantina di Roberto Ci
‘La Cantina di Roberto Cipresso’

La nuova ‘Cantina di Roberto Cipresso’. Cosa bolle in pentola!

Siamo nella cantina  ‘Cipresso 43’ . Questa è senz’altro  un punto di riferimento per i vignaiuoli, che, in assenza momentanea degli strumenti giusti, vogliono provare a vinificare, mettendo alla prova le loro potenzialità. Ci addentriamo nella lounge degustazione per un’apericena di benvenuto. L’atmosfera è intima e raccolta con musica jazz in sottofondo. Particolare è l’arredamento decisamente urban chic:

  • un lungo tavolo in legno;
  • foto e quadri d’autore per tutto il corridoio.

Sbalorditiva è l’adiacente  ‘Terroteca’, una collezione di ampolle in vetro con  tutti i terreni calpestati da Roberto durante i suoi sopralluoghi professionali.

Bollicine di Sangiovese per andare altrove a Milano e tornare giù Montalcino!

Al bancone di materiale riciclato  Roberto stappa e mi versa le soavi bollicine del suo ‘Altrove’.  Esso è un metodo Charmat  del cru di Brunello a ‘Poggio al Sole’ .  Proseguendo la visita della sala, Roberto mi svela finalmente i suoi quattro piani  segreti:

  1. ‘Milano da bere’: Roberto vuole installare dei  vitigni pensili sulle terrazze dei più colossali e importanti grattacieli nella zona vip di ‘City Life’. Questa è a Portello , nord-ovest della metropoli. Un altro mega progetto fatto in collaborazione con  noto otorino milanese. Per questo intento,  Roberto sta allevando delle uve speciali , dette  Sauvignon  Kretos‘ . Questa è una varietà particolare di uve resistenti alle malattie (dette PWI, dal tedesco ‘pilzwiderstandfähig’, ossia ‘viti resistenti ai funghi’) ;
  2. ‘Eureka’: è una linea di bottiglie di 35 uve vinificate senza scopi commerciali destinate a un club di wine experts per un totale di 4000 aderenti , che vi accederanno tramite tesserà;
  3. ‘Parco del parallelo 43’: se c’è una cosa a cui   Roberto è allergico è la monotonia ! Come la geometria perenne delle Langhe.! Se c’è una cosa che per Roberto è un credo, questa è la sostenibilità in tre fattori:
  • impatto ambientale della coltivazione,;
  • tollerabilità economica dell’operazione;
  • sfruttamento consapevole della terra.

Con queste premesse è facile innamorarsi di un altro spettacolo che spunterà a breve a  Montalcino:

 Brunello e  Rosso di Montalcino firmati  Roberto Cipresso

Cena sarda a Montalcino, ‘Osteria dei Briganti’

Fare due chiacchiere con Roberto è un attimo di crescita culturale e spirituale, al prezzo di una sbornia. Perché letteralmente ti ubriaca. Ci si può avvicinare a Roberto  , se si possiede la giusta dose di empatia e si è on wine , ovvero collegati al vino! Il vino  è infatti primae una  bevanda seduttrice e  un’opera d’arte .

Roberto è un vulcano e se qualche volta avete la fortuna come me di beccarlo in pausa fumante, approfittatene, prima che riprenda a scoppiettare! Anche Roberto è un essere umano, non preoccupatevi, specie se ha fame! Lo stomaco brontola, e allora si decide per una cena sarda nell’ ‘Osteria dei Briganti e dei Poeti’:  porcheddu e patate esaltato da un  ‘Savigny Les Beaune ler Cru Les Narbantons Domaine Mongeard Mugneret’ , un  Pinot Nero da urlo!

Risveglio a ‘Poggio al Sole’. Brunello e  Rosso di Montalcino firmati  Roberto Cipresso

L’indomani la tranquillità a ‘Poggio al Sole’ è distratta dalla piacevole incursione di clienti di Padova e Bologna. Questi hanno giustamente selezionato questo buen ritiro per staccare la spina. Faccio colazione con caffè nero bollente e delle brioche calde , che Fabio mi omaggia prima di tuffarsi nella sua routine quotidiana.

Vedo dei bambini che inseguono Kyra, il barboncino di Roberto.  Le mamme sorvegliano i loro pargoli, beatamente sdraiate su dei dondoli. Stanno beate  all’ombra di ulivi per proteggere la loro pelle bianca dal sole settembrino, che ancora scotta.

Lascio la mia suite campestre e mi perdo nella natura della tenuta.  Passeggio tra grappoli, viste sconfinate e un silenzio rigenerante. Al mio rientro mi accingo verso la cucina all’aperto di  ‘Poggio al Sole’ . Attendo l’imbrunire per aiutare Roberto   e Fabio a imbandire una tavolata per il banchetto della sera.

I rossi di Roberto Cipresso: Brunello e Rosso di Montalcino

Sopraggiungono gli invitati, persone affabili e contenute all’inizio. Decisamente più allegre dopo i miei spaghetti alla mediterranea, la grigliata e i rossi di Roberto :

  • ‘Brunello di Montalcino 2018’: 100 % Sangiovese, con affinamento di un anno in barrique di rovere francese. Il colore è rosso rubino con riflessi granata, si apre al naso con le sue note di frutta rossa e liquirizia, cuoio, e cioccolato. I suoi tannini sono morbidi, al palato è strutturato e persistente;
  • ‘Rosso di Montalcino’ : 100% Sangiovese, rosso rubino con sfumature porpora, all’olfatto molto intenso, sa di amarena e vaniglia.  Un vino che possiede una giusta acidità, delicato al palato, e che permane a lungo.

La ‘quadratura del cerchio’ non è solo un enigma! Si tratta   di un’ attitudine misurabile in tre vini! 

Quello che mi colpisce di Roberto oltre il talento, la classe e l’umiltà, è l’attenzione per i dettagli,  l’abilità di osservare le cose da un’altra prospettiva, l’ha appreso in montagna.

Come si è già accennato, un quadrato non può mai raggiungere l’area di un cerchio, per una semplice questione di ‘Pi greco’, il numero irrazionale. Però si può osare ragionarci su! Per Roberto non è una questione di avere per forza una soluzione a un problema, ma di avvicinarsi quanto più si può alla verità.

D’altra parte, questo anelito alla conoscenza ha spinto  Roberto  alla creatività nel vino, alla maestria di migliorarlo, dosando le peculiarità singolari di ogni vitigno.

4 vini di Roberto Cipresso  fuori dal comune 

Ne risultano dei sorsi sorprendenti, come quelli di questi tesori decantati da Roberto  a un gruppo di giovani wine experts  l’ultimo giorno prima della mia permanenza:

1. ‘Punto Bianco 2020’:un matrimonio perfetto tra la verticalità e l’ossatura del Vermentino Toscano e la vivacità del Verdicchio Marchigiano, i due vitigni autoctoni del parallelo 43, quelli che più esprimono la storicità delle lande attraversate da questa linea magica.

Il valore aggiunto di due mari che s’incontrano, l’Adriatico e il Tirreno in un calice che fa stupire. Sono due terroir diversi che però si amalgamano nello stesso parallelo e vibrano. Giallo paglierino scarico, al naso note floreali di tiglio e acacia con piacevoli sensazioni aromatiche di basilico.

La beva denota una buona freschezza con l’equilibrio leggermente spostato su mineralità e sapidità. Con affinamento di otto mesi in contenitori di acciaio, è un bianco di buon corpo, gradevole e contemporaneo;

2. ‘Punto Rosso  2019’ : la sensualità e l’acidità del Sangiovese Toscano prende forza e vigore grazie al Montepulciano Marchigiano, che lo arricchisce con la sua carnosità . Pensato come vino da mescita, questo vino è un passepartout , cioè sta bene con tutto.

Un rosso dal colore rubino, dai sentori olfattivi schietti e intensi, con profumi fruttati e sfumature delicatamente speziate. In bocca ha un buon corpo, mostra una media tannicità e una buona finitura;

3. ‘Pi Greco 2012’ : è un Sangiovese da San Quirico d’Orcia in purezza , un tripudio di spezie, frutta nera e rossa, fichi . Esso ha una buona acidità, e non vuole confrontarsi con le grandi DOC e DOCG dell’impero toscano.

Prende quindi un’altra strada, un rischio calcolato nelle complessità, nelle altitudini e in terroir finora poco valorizzati, che però esprimono un carattere personale e percettibile.

4. ‘Quadratura 2017’: Sangiovese di San Quirico d’Orcia (SI); Montepulciano di Moresco (FM) e Sagrantino di Spello (PG) , le tre uve autoctone più rinomate del nostro bel paese. La scommessa è stata quella di co-fermentarle tutta sulla stessa frequenza, quella del parallelo 43.

Un’accordatura che ha l’ambizione di rivelare il massimo bilanciamento. Una sorta di metamorfosi fermentativa di tre uve apparentemente distanti ma, nel risultato finale, molto affini. Il colore è di un rosso prepotente, all’olfatto è raffinato con il suo pepe e tabacco al mentolo.

Energico e ben rispondente, è un rosso che sfodera una morbidezza sinuosa e tannini abbondanti quanto vellutati. Freschezza senza cedimenti e struttura compatta lasciano presagire grande potenziale evolutivo.

Bisogna alzare lo sguardo in cielo per vedere le stelle

Bisogna alzare lo sguardo in cielo per vedere le stelle

Non è solo una questione di determinazione, passione e duro lavoro se Roberto    ha sempre ottenuto ciò che ha voluto.  Ci vuole sensibilità e apertura mentale. Roberto è un visionario, guarda in alto le stelle, immagina la realtà diversamente dagli altri, mette in discussione sempre. Impara, mischia, mescola e shakera, ci crede e poi lo fa!

Mi auguro per lui  che ogni tanto possa fermarsi per godere della bellezza di cui si è circondato, ma non sarà mai forse fattibile.

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‘Vignaioli Contrari 2023’ , Spilambergo

‘Vignaioli Contrari 2023’ , Spilambergo

Vignaioli Contrari 2023

 Vignaioli Contrari 2023 è stata una bella manifestazione (VII° edizione) sul vino . Si è svolta dal 13 al 14 Maggio 2023  a Spilamberto, Modena. Location fatntastica quella all’interno della fortezza medievale ‘Rocca Rangoni’ . Qui si sono riuniti 60 produttori italiani e dalla Slovenia esibendo più di 300 etichette d’autore.

Ho partecipato a  Vignaioli Contrari 2023 come sommelier nello stand della Toscana rappresentata dalla cantina Arrighi dell’Elba. Da quattro generazioni Antonio Arrighi delizia i palati più esigenti con dei nettari unici e introvabili.

Questo post è dedicato a una giornata enoica speciale, quella appunto dei   Vignaioli Contrari 2023. Senza dubbio si è trattata di un’esperienza indimenticabile .  Mi ha fatto conoscere meglio lo spirito intreaprendente degli emiliani e quello di Antonio Arrighi. Buona lettura.

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Vignaioli Contrari 2023 , il vino dei vigneron

 Vignaioli Contrari 2023 è stato un riflesso chiaro del trend attuale della filiera del settoren vitivinicolo. Quello cioè di  valorizzare i vitigni autoctoni secondo criteri biologici e sostenibili. Durante la kermesse si è tenuta pure una sorta di Roulette de Vin. Nel dettaglio sono stati  quattro laboratori didattici dove ogni viticoltore dialoga e propene due calici con i partecipanti.

Si sa che non è facile fare vino oggi , perché costa tanto e la concorrenza è spietata. Diventa davvero difficile non tenere conto delle esigenze e delle preferenze dei consumatori. Per cui a volte gli imprenditori  sono costretti a sacrificare la propria filosofia nel fare vino a vantaggio di una sorta di legge di mercato da seguire.  Vignaioli Contrari 2023 è dunque quasi un monito a ricordare che il vino deve rimandare al suo territorio di appartenenza!

Il cibo in Emilia Romagna

A  Vignaioli Contrari 2023 di particolare interesse è stato anche lo  Slow Food Park. Questa è stata un’area tutta dedicata a piatti tipici locali quali: formaggi, salumi vari, insieme a ottime birre artigianali.La cucina emiliano-romagnola è tutta da scoprire.

Per esempio in sede ho provato oltre alle classe crescentine ( un tipo di pane piccolo di forma rotonda) anche i cosiddetti burlenghi o zampanelle.  Questi ultimi sono dei golosissimi intrugli di pastella fritta e farcita con aglio, rosmarino e battuto di lardo.

Se poi vi trovate a Modena, non fatevi scappare di fermarvi per una sosta appetitosa allo:

Chi sono i Vignaioli Contrari  ?

Ma chi sono i  Vignaioli Contrari 2023 ? Sono tutti i vigneron che sono contrari all’omologazione del gusto e alla standardizzazione dei vini. Scendono così in campo  tutti quei winemaker che s definiscono artigiani del vino, che lavorano la propria terra e rispettano l’ambiente . Per cui si può dire che ho assistito a una sfilata di cantine di nicchia, piccole grandi realtà che tengono alto il livello del made in Italy.

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Quali sono le caratteristiche dei Vignaioli Contrari ?

Ovviamente un vino fatto in modo tradizionale senza negare l’uso della tecnologia quando serve e nel modo giusto ha tutto un altro sapore. Fare parte  dei  Vignaioli Contrari  vuol dire 7 cose:

  1. Coltivaredirettamente il suolo  indifferentemente se il vigneto sia di proprietà o meno;
  2. Non fare ricorso a concimi, diserbanti chimici e anti botritici;
  3. Mettere  in primo piano i vitigni autoctoni;
  4. Utilizzare le risorse ambientali e naturali che esistono nell’area aziendale per la produzione di uva con coscienza e sostenibilità;
  5. Incoraggiarela biodiversità preservando quei vitigni autoctoni che rischiano l’estinzione ;
  6. In cantina non si fa ricorso all’osmosi inversa o metodi fisici di concentrazione del mosto . E si predilige la fermentazione spontanea;
  7. I vini devono rispecchiare il terroir specifico e devono essere privi dei principali difetti enologici.

Le mie cantine preferite ai Vignaioli Contrari 2023

  1. Casa Lucciola : questa è la cantina della famiglia Cruciani nelle Marche . Mi ha fatto esplorare il mondo del Verdicchio di Matelica. Questa è un’ azienda agricola nella valle di Matelica a a 430 metri sul livello del mare. Una piccola fattoria, sopra la linea della nebbia, circondata da vigneti.  Produce e imbottiglia un verdicchio artigianale, fermentato in maniera naturale con poca solforosa e tanto rispetto per la natura;
  2. Balugani : questa è l’azienda agricola di  Roberto Balugani . Sorge sul versante soleggiato delle prime colline che si incontrano giungendo a Levizzano Rangone da Castelvetro, lungo la via Sinistra Guerro. Qui è viva l’arte di creare vino Lambrusco, con profondo amore, partendo dalla vigna per arrivare alla bottiglia;
  3. La Rabiosa : questa è una cantina che si trova a Casale di Scodosia, Padova. Nei loro vini è palese un forte impegno al recupero di vecchie uve bianche, come la Vernazzola. Dopo aver analizzato il genoma, dai tralci di queste antiche vigne è stato possibile realizzare uno stupendo vigneto in zona Laghi nel comune di Merlara (PD);
  4. Bastianelli : questa è una cantina che mi ha fatto apprezzare due bianchi tipici delle Marche che adoro, cioè la Passerina e il Pecorino. Siamo tra Fermo e Macerata, e la particolarità  è l’uso dei torchi in legno e di pompe manuali per i travasi , che rendono ancora più speciali i loro vini;
  5. Klosterhof : questa è una cantina che sta vicino il lago di Caldaro, Trentino Alto Adige. In quattro vigneti si arriva a lanciare circa 40.000 bottiglie tra bianchi e rossi di eccellenza: Pinot Bianco, Pinot Nero e il Kalterersee, caratteristico della regione;
  6. Balter : questa è una cantina di Rovereto, Trentino. In fatto di bollicine, devo confessare che ho avuto modo di apprezzare quelle di montagna, fini e molto persistenti. Sono tutti spumanti Trentodoc ,  rigorosamente ottenuti con Metodo Classico.  Si fanno maturare i rossi in barriques dai 4 ai 20 mesi, e per i bianchi si sceglie la vinificazione in acciaio.

Cantina Arrighi, Elba

Ovviamente la cantina per eccellenza che per la Toscana incorpora tutti i valori dei Vignaioli Contrari 2023 è la cantina Arrighi .  Essa è l’espressione vitivinicola più rappresentativa dell’Elba, una delle più belle isole dell’Arcipelago toscano. Chi si occupa di questa cantina di successo a Porto Azzurro è Antonio Arrighi insieme alle figlie Giulia e Ilaria.

In località Piano al Monte sono distribuiti circa 14 ettari di terreno. Tra ulivi secolari e le big bench di Charles Bangle , 9 ettari (disposti ad anfiteatro su vari livelli) sono vitati a:

L’Elba un’isola di vino

L’Elba sfoggia un passato enoico che affonda le radici dai tempi  degli  Etruschi fino a quella  Romani. Per la sua posizione strategica l’atollo toscano è sempre stato ambito da differenti dominazioni. Queste erano anche attratte dall’abbondanza dei minerali del sottosuolo e dalla bellezza dei paesaggi. Come dargli torto!

Tra alti e bassi la viticultura ha fatto il suo corso dal  Medioevo alla Seconda Guerra Mondiale. Negli anni ’50 quelli del boom economico molti elbani si sono dedicati al rilancio del turismo, risorsa economica più facile e immediata. Tuttavia, grazie all’impegno delle nuove leve di viticoltori che si sono poi associati in un consorzio, c’è stata una nuova ripresa.

Antonio Arrighi e la rinascita vitivinicola dell’Elba

Antonio Arrighi fa parte di quelle menti lungimiranti che hanno investito nelle risorse agricole isolane. Figlio di albergatori, inizialmente si era dedicato agli affari di famiglia. Il suo interesse per il vino si era concretizzato nel 1990 con la sua partecipazione a un bando del CREA di Arezzo (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Arezzo ) . Successivamente è diventato sommelier e delegato AIS dell’Elba.

Nel giro di poco tempo Antonio Arrighi contribuì al rilancio per la coltivazione di vitigni internazionali, quelli che meglio attecchivano sull’isola. Da allora il viaggio fu in salita, annoverando molti premi e traguardi, tra cui:

Elba e i vini bianchi della Toscana

Senza dubbio la Toscana è una regione vocata principalmente ai rossi, nonostante la Vernaccia di San Gimignano sia stato il primo bianco DOC nel 1966. I vini di Arrighi e quelli elbani in generali si distinguono per lo più per i bianchi, e i passiti. Questo accade in linea con le caratteristiche pedoclimatiche dell’intero territorio, che per la sua natura complessa è difficile da coltivare.

Ecco perché per l’Elba si può ben parlare di viticultura eroica. Il terreno a disposizione è davvero esiguo e per lo più è spalmato in terrazzamenti che devono essere tutti lavorati a mano durante la vendemmia. Poca quantità massima resa, questo è il premio di tanta fatica.

Cosa rende speciale  i vini della Cantina Arrighi ?

La produzione della cantina Arrighi  arriva a circa 42, 000 bottiglie annue tra bianchi, rossi e passiti. Sono vini che provengono da un terroir eccezionale, quello esclusivo dell’Elba.

Tutto il team aziendale è attento a seguire la tradizione insieme all’innovazione tecnologica per tutto il processo di vinificazione. Oltretutto ha saputo sfruttare al massimo il microclima isolano che vanta:

  • Un suolo ferroso, con scisti, galestri e manganese ;
  • Un’ enorme ricchezza di falde metallifere;
  • Il vento che protegge la vite da malattie;
  • Un clima mite tutto l’anno che previene la formazione di umidità e muffe;
  • La brezza del mare che dona un tipico sentore mediterraneo ai vini.

Etichette firmate Antonio Arrighi ai Vignaioli Contrari 2023

Andiamo a vedere più da vicino le etichette che hanno fatto da protagoniste ai  Vignaioli Contrari 2023 :

Bianchi:

  • Arrighi in Bolla 2022: Spumante Metodo Classico fatto di 50% Chardonnay e 50% di  Manzoni Bianco. Le bollicine sono fini e persistenti. Il colore è un giallo dorato che sa di vaniglia e fiori gialli. L’ideale per brindare ai momenti felici o semplicemente per essere degustato tutto pasto;
  • Arembapampane 2022: questo è fatto da 100% di Vermentino toscano, che all’Elba è detto Riminese. Il segreto di questo elisir sono il vento, la collina e il mare in cui cresce. Fermentato e conservato in acciaio, fa affinamento in bottiglia per 3 mesi. Un’esplosione di sentori e sapori che ricordano la macchia mediterranea;
  • Ilagiù 2022: questo è l’Elba Bianco DOC , cioè un blend di uve bianche locali: Procanico (80 % Trebbiano toscano), Ansonica, e Biancone. Fermentato  conservato in acciaio , fa  affinamento in bottiglia per 3 mesi. Un vino di buon corpo, con note fruttate che ben si abbina alla cucina di mare.

Rossi:

    • Tresse : questo è il rosso punta di diamante della cantina, un vino strutturato e destinato all’invecchiamento. Un equilibrio insolito e perfetto di Sangioveto  al 50%, Syrah al   30%, e Sagrantino al 20%. Fa macerazione a contatto con le bucce per 14/16 giorni. Dopo la pressatura il mosto continua la fermentazione.  L’affinamento è fatto in anfore da 800 litri per 15/18 mesi e dopo sta 6 mesi in bottiglia. Una cornucopia di frutti e fiori rossi che rimane deciso al naso e al palato, e che persiste a lungo.
    • Sergio Arrighi: questa è una DOC Elba Rosso riserva, fatta da 100% di Sangioveto  . Un vino che è un omaggio al padre di  Antonio Arrighi , che fa  barrique per 15 mesi. Dal colore intenso e rubino a un gusto carico e goloso, sprigiona sentori di caffè e pepe.
    • Silosò: questo è sicuramente il vino più tipico  dell’Elba , un passito naturale fatto al 100%  di uve Aleatico 100% . Fa affinamento in acciaio per 4 mesi e poi affina in bottiglia per altri 3 mesi. La gente è arrivata a flotte per prenderne un goccio, perché è davvero speciale. Colpisce il profumo intenso di frutti di bosco, e appena si sorseggia sembra di mangiare mirtilli e ribes. In bocca si presenta morbido, fresco con delle note di pepe nero.

Vignaioli Contrari 2023 la voce di un’ Emilia Romagna di valore

Alla luce della tragedia che si è abbattuta in Emilia Romagna, quella dei  Vignaioli Contrari 2023  è la voce di un popolo che non molla. In questa regione si condensano tanti validi prodotti che tutto il mondo ci invidia oltre il vino:  dal   Parmigiano Reggiano  e il prosciutto di Parma fino alla Ferrari.

L’ Emilia Romagna è l’Italia che lavora e va avanti, un concentrato di arte, cultura e ospitalità che è sempre stato un esempio da seguire.  Mi auguro che il governo prenda presto provvedimenti per aiutare come di dovere chi al momento è stremato e fa fatica a sopravvivere.

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